Feltri infierisce su Cgil e segretario: Landini ce l’ha fatta, il giochino tra i signori della manodopera s’è rotto

sabato 18 Dicembre 12:49 - di Giulia Melodia
Feltri

Dopo il flop dello sciopero generale di due giorni fa, Feltri infierisce su Landini e Cgil. E rimarcando il ruolo defilato della Cisl, nel suo editoriale intona il de profundis a Triplice, sindacati e lavoratori: il segretario è riuscito a «rompere il giochino»…Non è una novità che Feltri su scioperi e sindacati – e tutto il corredo scenografico di bandiere rosse e coreografie tipica della propaganda militantesca della vecchia sinistra – non nutra certo simpatia e fiducia. Ma oggi, con il suo editoriale in prima pagina su Libero, ufficializza e stigmatizza il perché della sua diffidenza nei confronti di un mondo che, dopo il flop dello sciopero generale di due giorni fa, ha siglato l’ultimo, dirimente insuccesso.

Feltri, l’editoriale su Landini e Cgil che decreta la fine del sindacato

Del resto, Vittorio Feltri aveva chiarito la sua posizione su sindacati e scioperi già qualche giorno fa. Quando, alla vigilia dello sciopero generale del 16 dicembre, interpellato in tv da Myrta Merlino, aveva risposto: «Io sono contrario agli scioperi. Non per motivi ideologici, ma perché non ne ho mai visto uno concludersi con la vittoria dei lavoratori». Aggiungendo peraltro: «Gli scioperi servono solo ad agitare il Paese. A bloccarlo per qualche ora. E poi tutto torna come prima e non succede mai niente. Fare uno sciopero per trovare soldi che non ci sono mi sembra velleitario e inutile».

Il flop dello sciopero generale e la frattura con la Cisl

Oggi, invece, ritorna sulla questione con un editoriale che parte dalla prima pagina di Libero, per dire come e perché: «La mobilitazione sia sostanzialmente sfociata in un fallimento per chi l’aveva promossa senza avere un obiettivo ragionevole, tantomeno raggiungibile. Non solo. I pochi che hanno incrociato le braccia, oltre a non aver torto un capello al premier Mario Draghi, hanno decretato la fine della cosiddetta unità sindacale, visto che la Cisl non ha aderito alla manifestazione di piazza, anzi l’ha criticata». Un incipit di fuoco, la cui premessa è: «È noto che non tutti i mali vengono per nuocere»…

E su Landini: «Il giochino si è sfasciato, il mondo operaio diviso in due tronconi»

Puntando dita e penna (graffianti entrambi, come noto), sulla frattura in seno alla fatidica triplice, ormai insanabile. Tanto che Feltri nel suo editoriale sottolinea: «Nella presente circostanza (lo sciopero generale del 16 dicembre u.s. ndr), il giochino si è sfasciato. Dopo questo sciopero a cui i cattolici non hanno partecipato, non si potrà più dire che il popolo dei dipendenti è coeso e portato ad agire di concerto». Infierendo su Landini e la Cgil con il dire: «Il segretario Landini è riuscito, organizzando la chiassata in questione, a mandare a pallino una alleanza tra i signori della manodopera che durava da tempi immemorabili. In altri termini ha compiuto una impresa storica, ossia dividere in due tronconi il mondo operaio italiano. La Cgil ora, se fosse una organizzazione seria, dovrebbe provvedere a sostituire il suo leader con una persona più responsabile e cauta».

Feltri, dalla «sconfitta sindacale» all’ «inattaccabilità di Draghi»

A detta del direttore editoriale di Libero, infatti, la manifestazione a cui hanno aderito organi sparsi del mondo sindacale, si è risolta sostanzialmente in un flop. Decretando «una sconfitta sindacale e un trionfo di Draghi, la cui opera a Palazzo Chigi, comunque la si pensi, appare più che mai inattaccabile». Un fallimento sintomo di una crisi con la piazza patita dai sindacati, che incista il rapporto tra lavoratori e rappresentanti di settore ormai da tempo. Tanto da aver attaccato, nel suo essere endemica, i gangli connettivali di un mondo disorientato. E popolato da milizie di adepti e commilitoni che procedono sempre di più in ordine sparso.

La conclusione dissacrante di Feltri

Una considerazione che porta Feltri a una conclusione paradigmatica sferzante almeno quanto dissacrante: «L’epoca dei cortei e dei roboanti comizi è finita da un pezzo e non sarà più di moda, anche perché la gente ha capito che le sfilate ricche di bandiere rosse non impressionano nessuno. L’economia e la gestione della cosa pubblica richiedono ben altro impegno rispetto ai vaniloqui di un capopopolo quale il povero Landini, che non sgobba da lustri e campa con lo stipendio che gli iscritti alla Cgil gli garantiscono».

 

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