Sciopero generale, l’ultimo fu contro il Jobs Act. Landini «Oggi è peggio di ieri». Renzi ringrazia

giovedì 16 Dicembre 16:33 - di Redazione
Landini

Cinque piazze per cinque città – Roma, Milano, Palermo, Bari e Cagliari -. La liturgia dello sciopero generale non va mai in pensione. Il clou della mobilitazione nella Capitale con gli interventi dei leader di Cgil e Uil, Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri. Sciopero generale, dunque. Come nel 2014 contro il Jobs Act e ancora una volta con la Triplice sindacale in ordine sparso. Addirittura, sette anni fa a marciare contro la riforma del mercato del lavoro di Matteo Renzi fu la sola Cgil. «Oggi è peggio di ieri», esordisce Landini dal palco di Piazza del Popolo. La gente c’è. Ma per lui e Bombardieri i problemi cominciano domani. Palazzo Chigi non fa mistero di considerare quello odierno uno sciopero “politico“, cioè privo di argomentazioni reali.

Sui licenziamenti Landini attacca Bonomi

È quel che pensa anche il leader di Confindustria Carlo Bonomi, arrivato ieri a dirsi «triste» per la mobilitazione di oggi. «Quando ho letto della sua tristezza, mi è venuta in mente Ho visto un rela canzone di Enzo Jannacci», è l’attacco frontale di Landini. In piazza, ad ascoltarlo, ci sono i lavoratori di Gkn, Whirlpool, Jsw, Elica. Tutte imprese che hanno trasferito altrove i propri impianti. Un disagio che Landini non esita a “girare” a Bonomi. «Dovrebbe dire a suoi associati di non delocalizzare, di non licenziare ma di crescere». Ma pesa l’assenza della Cisl e Landini prova a toccare temi unificanti. «Quello che divide il Paese non è lo sciopero generale – argomenta – ma l’evasione fiscale, la precarietà, l’ingiustizia sociale».

«La riforma Irpef è ingiusta»

Tutte questioni sulle quali il governo, Draghi in primis, riteneva di aver compiuto decisi passi in avanti. Non così Cgil e Uil, per le quali le misure della manovra di bilancio sono assolutamente insufficienti. Soprattutto il taglio delle aliquote Irpef che per Landini «darà ben poco a chi prende poco». E qui sferra un attacco a Corriere della Sera, Sole 24 Ore e Stampa. «Dite la verità – urla  Landini -. Se hai 15 mila euro di reddito il vantaggio che arriva da questo intervento sono poco meno di 6-7 euro lordi al mese». Non così per i redditi più alti (circa 60mila euro), cui riserva vantaggi per 700-800 euro all’anno. «Non si arricchisce nessuno – sostiene il capo della Cgil – ma è una ingiustizia». L’ultimo attacco riguarda la rottamazione delle cartelle esattoriale. «Stanno cercando – avverte – di reintrodurre un altro condono fiscale».

 

 

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