Covid, l’accusa di Ricolfi al governo: «Sbagliato puntare tutto sui vaccini, serviranno altri sacrifici»

sabato 18 Dicembre 11:37 - di Agnese Russo
ricolfi

Un atto d’accusa nei confronti del governo e del governo precedente rispetto a quanto non è stato fatto per evitare che, per lo meno sul fronte dei contagi, precipitassimo nuovamente nella situazione dello scorso anno. Anzi, in una situazione «molto più grave». A muoverlo è Luca Ricolfi, che parte da un dato ormai sottolineato da molti osservatori ed esperti e da alcuni già da parecchio tempo: puntare tutto sui vaccini è stato un errore.

Gli «allarmi inascoltati» sul Covid

«Che il vaccino non basti, nemmeno se vacciniamo quasi tutti, nemmeno se facciamo la terza dose, nemmeno se vacciniamo i bambini, gli studiosi indipendenti lo dicono da parecchio tempo. La novità è che, da qualche giorno, lo riconoscono anche le autorità sanitarie europee», scrive Ricolfi in un editoriale su Repubblica, dove avverte che «il modo in cui questa consapevolezza si sta facendo strada» è «alquanto fuorviante», perché pare che sia tutto legato all’emersione della variante Omicron. Ma «non è così», avverte Ricolfi nell’articolo “Covid, quegli allarmi inascoltati”, ricordando che già mesi fa mesi i modelli matematici e statistici mostravano che la curva si sarebbe innalzata in questo periodo, perché «le misure adottate fin qui (vaccino + restrizioni alla libertà)» potevano andar bene col caldo, ma non con l’arrivo dell’inverno e, nello specifico, nel periodo che va da novembre a febbraio.

Ricolfi: «Una situazione molto più grave dell’anno scorso»

«Rispetto all’anno scorso la situazione è molto più grave, indipendentemente dalla variante Omicron (che in Italia ha appena fatto capolino). Ed è più grave non tanto perché abbiamo ancora più contagi dell’anno scorso, ma perché, di questi tempi – sottolinea Ricolfi – l’anno scorso la curva dei contagi era in picchiata, mentre oggi è in ascesa». Il sociologo individua due ragioni per le quale avvertiamo poco il pericolo. La prima è la forte riduzione del numero degli ospedalizzati. La seconda è che «si è scelta la via della “convivenza con il virus”, o riappropriazione della “normalità”», una scelta «essenzialmente politica» che «implica di restare aperti il più possibile, tenendo duro finché si intravede il collasso del sistema sanitario».

Il nulla di fatto per mettere in sicurezza gli ambienti chiusi

«L’equilibrio del sistema sanitario è stato la stella polare del governo, come lo era stato del governo che lo ha preceduto», scrive ancora Ricolfi, sottolineando però che, al netto della campagna vaccinale, s’è fatto veramente poco per garantirlo. È mancata e manca, per esempio, «la messa in sicurezza degli ambienti chiusi» con le «ventilazioni indoor», sulla quale pure ci sono stati ripetuti richiami già a partire dallo scorso anno. Quanto a quello che si potrebbe fare sul breve periodo «le uniche vie efficaci – sostiene Ricolfi – sono tutte dolorose, perché implicano una restrizione ulteriore della nostra libertà».

L’accusa al governo: pensa al «consenso immediato»

«È facile prevedere che il mix scelto dai politici, e legittimato dal Comitato tecnico scientifico, sarà come sempre quello meno costoso in termini di consenso immediato», prosegue il sociologo, accusando poi, di fatto, il governo di pavidità. «Il momento giusto per intervenire non è quando la gente è abbastanza spaventata per accettare ogni restrizione, ma è prima, molto prima, quando la gente non capirebbe perché si interviene», avverte Ricolfi, ricordando che «ci sono due boe di avvertimento»: quando il numero dei contagi supera la soglia che rende possibile il tracciamento e quando il valore Rt supera l’1. Due circostanze che in Italia si sono verificate rispettivamente a fine e a metà ottobre.

La profezia nefasta di Ricolfi

«Non ho molti dubbi – scrive infine Ricolfi – sul fatto che, entro la fine dell’anno, il governo sarà costretto a chiedere agli italiani ulteriori sacrifici, e magari persino a capovolgere la comunicazione verso i vaccinati, finora trattati come cittadini da premiare con più libertà, domani forse invitati ad essere iper-prudenti a dispetto della vaccinazione. Resta il rammarico – conclude – di pensare che, ove ci avessero chiesto dei sacrifici quando non lo avremmo capito, ora di sacrifici ne potremmo fare molti di meno».

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