Covid, altri 96 morti. L’Iss: il vaccino protegge dalla malattia grave al 93%, dopo 5 mesi all’84%

sabato 11 Dicembre 18:29 - di Giorgia Castelli
Covid

Sono 21.042 i nuovi casi di Covid e 96 i morti in 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute sulla situazione del contagio. Dall’inizio dell’emergenza i contagiati sono stati 5.206.305 mentre le vittime 134.765. I guariti salgono a 4.797.658 e sono 10.205 in più di ieri. Ad oggi in Italia i positivi sono 273.882, 10.734 in più in ventiquattr’ore. Il tasso di positività è al 3,7%.

Covid, 76 gli ingressi in terapia intensiva

Sono 76 gli ingressi in terapia intensiva nelle ultime 24 ore che portano il totale dei pazienti in rianimazione a 818. Al netto dei dimessi i ricoverati sono due in più di ieri. Aumentano anche i ricoverati con sintomi che sono 56 in più e portano il totale dei pazienti a 6.539. Ma nel Lazio piccoli segnali di speranza. «Dopo diversi giorni registriamo un calo di occupazione in area medica e nelle terapie intensive, un timido segnale che dovrà essere consolidato». Lo comunica in una nota l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato al termine della videoconferenza della task-force regionale per il Covid-19.

Covid, l’Iss: il  vaccino protegge da malattia grave al 93%

Come riporta l’Iss, l’efficacia del vaccino negli immunizzati con ciclo completo da meno di cinque mesi è pari al 93%, scende all’84% dopo cinque mesi. Il rischio di morte per i no-vax è 16 volte più alto. Dopo cinque mesi dal completamento del ciclo vaccinale anti-covid, l’efficacia del vaccino nel prevenire la malattia, sia nella forma sintomatica che asintomatica, scende dal 74% a 39%, si legge ancora nel report. E ancora: nella fascia di età 0-19 sono stati segnalati 48.503 nuovi casi di Covid-19, di cui 167 ospedalizzati e due ricoverati in terapia intensiva in sette giorni (il dato è relativo al periodo 22 novembre-5 dicembre).

«Solo il vaccino dà sicurezza»

Intanto continua a far discutere la proposta di far ritornare in corsia i medici non vaccinati con il tampone. «Prima del vaccino, nonostante tutti gli strumenti di protezione che avevamo, morivano tra i 60 e gli 80 medici ogni mese, da quando ci siamo vaccinati la mortalità si è quasi azzerata. Questo dato ci dice tutto. E dice anche che la legge che obbliga alla vaccinazione anti Covid gli operatori sanitari non è casuale: nasce proprio dalla necessità di garantire da una parte la sicurezza dei pazienti e dall’altra quella degli operatori, e ciò non è sempre risolvibile con il sistema dei tamponi». Così il presidente della federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, commenta, all’Adnkronos Salute, la richiesta avanzata da Giampero Avruscio, presidente della sezione padovana del sindacato dei primari ospedalieri Anpo, di far rientrare i medici no vax sospesi con obbligo di tampone per fronteggiare la pressione alla quale sono sottoposti nuovamente gli ospedali.

«I medici devono vaccinarsi per dare l’esempio»

«La necessità di avere più personale negli ospedali è una esigenza che abbiamo espresso tutti, in ogni momento, e credo che il Covid abbia evidenziato questa necessità e come la programmazione sia stata inadeguata rispetto ai bisogni reali» premette Anelli. Ma «la legge sull’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari è il frutto di una serie di valutazioni, oggi condivise da altri Stati europei che stanno introducendo un analogo obbligo: parliamo di salute pubblica con la protezione di pazienti e medici, a cui si aggiunge anche una funzione educativa, e cioè che i medici devono vaccinarsi per dare l’esempio», conclude.

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