Calenda: «I 5stelle non devono mai più mettere piede a Roma. Nel Pd decide un blocco di potere»

martedì 7 Dicembre 10:01 - di Franco Bianchini
Calenda

Prima alla presentazione del libro di Marco Bentivogli, poi in un’intervista a “Repubblica”. Carlo Calenda sferra nuovi attacchi ai grillini e ai dem. «C’è un’ossessione del Pd a tenere in vita i 5 Stelle a qualsiasi costo. Non c’è nessun Ulivo 2.0 ma una subalternità del Pd ai 5 Stelle che per me una cosa inspiegabile. Io non ce l’ho con Conte ma penso che si un fatto essenziale per la politica italiana che il M5S scompaia e che non mette mai più piede a Roma».

Calenda contro i Cinquestelle

«I 5S hanno devastato Roma, paralizzandola per cinque anni e mortificandola in tutti i modi. Non esiste, ma proprio non esiste, cedergli un collegio dove hanno fatto uno scempio». E su Repubblica continua: «Conte sapeva benissimo che avrebbe dovuto correre in un territorio non particolarmente fertile per i 5S. E che lì, con un avversario forte, rischiava di perdere. Poi, magari, avrà fatto anche altri ragionamenti, chiedete a lui».

La retromarcia di Conte

Il passo indietro del leader grillino cambia la situazione. «A questo punto,  dice Calenda, «ritiro la mia candidatura. Per me il problema non sussiste più. Non potevo accettare l’idea che un 5S calcasse i sacri Colli. E che il Pd abbandoni i propri elettori a un Movimento che in quel collegio alle Comunali ha preso il 5,3 per cento. È da tre settimane che Enrico Letta ci prende in giro, dicendo che avremmo parlato».

Il Pd è ossessionato

«Chiederò al Pd e a una coalizione più larga», annuncia Calenda. «Dobbiamo incontrarci per decidere chi candidare, in una coalizione senza i 5Stelle. Nella Capitale i grillini hanno una storia particolare, si sono resi colpevoli di un disastro amministrativo. Non possiamo presentarci ai romani con i 5S al nostro fianco. Purtroppo questa è un’ossessione del Pd. A Lodi il Movimento è al 2 per cento eppure vogliono imporre al sindaco pd il simbolo dei 5stelle».

Quella verità sui dem…

«La verità», incalza Calenda, «è che nel Pd decide un blocco di potere composto da ex ds romanocentrici e da Franceschini. Amministratori e sindaci non contano nulla, specie quelli del Nord. E questo sistema imbriglia anche Gualtieri. Poi, per ora, fra i democratici sono in tanti a voler fare il presidente della Repubblica, hai visto mai che si inimichino qualcuno. È una follia».

Calenda e il “centro autonomo”

Quanto a un possibile grande centro autonomo, Calenda afferma di trovare «quell’operazione di Renzi, Toti, Brugnaro e Mastella oggettivamente molto lontana dal nostro modo di vedere la politica. Noi siamo impegnati nella costruzione di un grande movimento riformista in Italia. Abbiamo mille amministratori e 23 sindaci, la costruzione di un partito è una cosa molto più difficile che fare un’operazione parlamentare».

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