Arrestato Massimo Ferrero: è accusato di bancarotta e reati societari. La Samp non c’entra

lunedì 6 Dicembre 13:45 - di Redazione
massimo ferrero

Il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza per reati societari e bancarotta. L’inchiesta è stata condotta dalla Procura di Paola. Ferrero, arrestato a Milano, è stato trasferito in carcere, mentre altre per altre 5 persone, tra le quali – secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Adnkronos – vi sarebbero la figlia e un nipote dell’imprenditore romano, sono scattati i domiciliari. Secondo le prime informazioni trapelate, la Sampdoria non è coinvolta nell’inchiesta.

Massimo Ferrero arrestato a Milano

Qualche giorno fa Repubblica aveva parlato della possibilità per Ferrero di finire a processo, dopo il precedente proscioglimento dall’accusa di dichiarazione fraudolenta, riciclaggio e truffa in relazione alla cessione di Pedro Obiang nel 2015 al West Ham. Il giudice in quel caso non aveva riscontrato reati, ma aveva invitato la procura a effettuare approfondimenti per «verificare l’esistenza di eventuali vantaggi». Facendo riferimento alla nuova indagine, Repubblica il 2 dicembre ha spiegato che la possibile richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura era legata a un’ipotesi di bancarotta fraudolenta, emersa indagando sugli atti relativi ai concordati delle aziende di Ferrero. In particolare, i pm si erano concentrati sull’analisi dei vari passaggi degli accordi di fallimento relativi ad alcune aziende del presidente della Sampdoria.

L’indiscrezione di Repubblica sulla nuova inchiesta

Repubblica, con una notizia poi molto rilanciata, aveva parlato anche della possibile contestazione dello stesso reato alla figlia dell’imprenditore Vanessa Ferrero e al nipote Giorgio Ferrero, riportando stralci degli atti nei quali si leggerebbe che «in concorso tra loro distraevano 1 milione e 350 mila euro dalla società Eleven Finance srl, nella quale sono state fuse per incorporazione () la Vici srl, la Cgcs, la Mediaport Cinema Srl». Repubblica spiegava, quindi, che «il 2 ottobre 2014 infatti sarebbero arrivate somme consistenti nelle tasche di Massimo Ferrero. Si tratterebbe, ritengono gli inquirenti, di denaro che sarebbe stato mascherato dietro “conciliazioni lavorative ideologicamente false”, che in realtà sarebbero “prive di fondamento”. In questo modo – concludeva Repubblica – sarebbero state svuotate le casse della società».

 

 

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