Roma, nel liceo occupato la lezione alternativa la fa il condannato Mimmo Lucano

giovedì 25 Novembre 9:32 - di Redazione
Lucano

Meno male che c’è Repubblica a informarci di cosa accade nei licei occupati della Capitale. “Nei corridoi di una scuola occupata si parla di lotta e di psiche”. Un quadretto lirico, non c’è che dire. Siamo al liceo Augusto Righi, occupato due giorni fa, nel cuore di Roma. Non siamo in borgata, ma gli studenti si occupano di “lotte”.  Poi si collegheranno in videochiamata con Mimmo Lucano, l’eroe della sinistra radical chic, per farsi raccontare come ha aiutato i migranti.

Lo ha fatto in modo illecito, guadagnandosi una condanna a 13 anni. Ma si tratta di un piccolo dettaglio che agli studenti del Righi non interessa. Il procuratore di Locri D’Alessio ha accusato la sinistra di mettere sul piedistallo un personaggio che non si cura della legge.  E accusa anche Lucano di avere riservato l’accoglienza «a pochi eletti che avevano occupato le case». A dispetto della norma che prevedeva un avvicendamento periodico dei migranti, «lui manteneva sempre gli stessi, sottomessi. Gli altri li mandava nell’inferno delle baraccopoli di Rosarno». Benché incassasse i fondi destinati ai corsi obbligatori di italiano, «non c’era un migrante che lo parlava». E al di là «dei murales e di qualche casa diroccata, gli alloggi destinati ai migranti venivano abitati dai cantanti invitati per i festival». Tutto “era organizzato per favorire varie cooperative locali, creare clientele, accumulare ricchezze, beneficiare di indotti elettorali”.

Ma gli studenti del Righi non dialogheranno solo con Mimmo Lucano. Incontreranno anche Amnesty e Wendy Galarsa, attivista femminista messicana. Uno degli organizzatori dell’occupazione indossa la maglietta rossa con il volto di Antonio Gramsci stampato, la scritta “Agitatevi, organizzatevi, studiate”. Racconta di avere letto “Odio gli indifferenti” di Gramsci e si preoccupa per i disturbi alimentari di una sua coetanea. “Noi lo psicologo possiamo permettercelo, ma gli studenti più svantaggiati no”. E’ l’ultima frontiera della lotta di classe studentesca: dal diritto allo studio al diritto allo psicologo per una gioventù sempre più fragile.

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