Reddito: le truffe sono quotidiane, solo Di Maio non le vede: «Abolirlo scatenerebbe tensioni…»

giovedì 4 Novembre 12:35 - di Francesca De Ambra
Di Maio

Un abiuratore di professione. Di chi parliamo? Ma di Luigi Di Maio, ovviamente. Tra scuse, passi indietro e passi di lato si è praticamente rimangiato tutto o quasi dell’antico armamentario 5Stelle. Compresa l’affacciata dal balcone di Palazzo Chigi con annessa «abolizione della povertà». Ricordate? il governo giallo-verde aveva appena sfornato il reddito di cittadinanza e a Di Maio sembrò la cosa più naturale del mondo darne l’annuncio urbi et orbi nel modo che ancora ricordiamo. Ma questo ieri. «Fu un errore», si legge infatti oggi  nel libro che ha scritto per accreditare l’avvenuta metamorfosi in compunto statista tutto grisaglia e cravatta.

Di Maio: «Sì al tagliando, no all’abolizione»

Ma in questo caso l‘abiura si ferma al metodo e risparmia il merito. Nonostante blitz ormai quotidiani – l’ultimo solo ieri – dimostrino come il reddito di cittadinanza stia facendo la felicità di furbetti, Paperoni, papponi, criminali e immigrati. Una gigantesca truffa allo Stato (quindi al contribuente, cioè a tutti noi), la cui responsabilità politica ricade principalmente sui 5Stelle. Pur di intestarsi la «abolizione  della povertà» restarono sordi ai richiami di quanti avevano intravisto il pericolo della grande abbuffata a spese di Pantalone. Ma ancora oggi da quell’orecchio Di Maio non ci sente. «Io non ho mai capito – premette il ministro a Radio 24 perché quando ci sono i falsi invalidi si perseguono i falsi invalidi ma nessuno dice di abolire le pensioni di invalidità. Quando invece c’è sul reddito di cittadinanza ci sono i furbetti  – ha aggiunto – si apre il dibattito sull’abolizione».

L’ultima bandiera grillina

Ad eliminarlo il ministro non ci pensa proprio: è l’unica bandiera grillina ancora sventolante. Tutt’al più, concede, si può fare un «tagliando» che ne «metta a punto tutti i meccanismi che servono per farlo funzionare meglio». Ma abolirlo proprio no. «Avremmo problemi di ordine sociale», avverte Di Maio. Per poi aggiungere: «Grazie a questo strumento oggi ci sono 3,7 milioni di persone che danno da mangiare ai propri figli, comprano gli occhiali da vista ai propri figli e mandano a scuola i propri figli». Sarà pure. E la pacchia dei furbetti, Paperoni, papponi, criminali e immigrati pizzicati ogni giorno a godere abusivamente del Reddito? Il ministro fa finta di non vederla. Ma tempo al tempo: l’abiura più clamorosa di Di Maio è sempre quella che non ha ancora fatto. E c’è tempo a sufficienza per parlarne nel prossimo libro.

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