Reddito di cittadinanza, Bonomi: «Un fallimento. In tre anni 423 assunzioni, 4000 euro a persona»

venerdì 12 Novembre 13:07 - di Redazione

La bocciatura del reddito di cittadinanza da parte di Confindustria è totale. Senza appello. “La nostra posizione è chiara”, dice Carlo Bonomi incalzato dai giornalisti a margine dell’assemblea nazionale di Federmanager. “Così come è strutturato il reddito di cittadinanza non dà quelle risposte che si prefiggeva. Necessarie al contrasto della povertà. E’ diventato un disincentivo a cercare lavoro. Ed è stato fallimentare sulle politiche attive del lavoro. Si mettono 4 miliardi sui centri per l’impiego che sono stati un fallimento, evidentemente si vuole fare un fallimento più costoso“.

Bonomi boccia il Rdc: un fallimento, disincentiva il lavoro

Durissimo il numero uno degli industriali con il rifinanziamento del governo al provvedimento bandiera dei 5Stelle. Un buco nero nella navigazione del governo Draghi, per il quale Bonomi ha sempre speso parole di grande elogio, fin dal suo insediamento. Parlando di un premier che ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo e paragonandolo a De Gasperi. I numeri parlano chiaro. “Il reddito di cittadinanza va riformato perché non sta funzionando. Dal 2019 al 2021 sono stati stanziati 516 milioni ma abbiamo assunto 423 persone che ci sono dunque costati più di 4000 o l’anno”. “Ora – ironizza Bonomi – sono felice di aver assunto 423 premi Nobel ma non è quella la strada”.

“Sarà il Parlamento a decidere. Non parlo di Quirinale”

Bonomi non commenta invece la partita del Quirinale che in questi giorni  è protagonista del dibattito. Con ipotesi, scenari, sondaggi. “Ho troppo rispetto delle istituzioni repubblicane, sarà il Parlamento a decidere chi sarà il prossimo presidente della Repubblica”. Taglia corto il presidente di Confindustria alla domanda sull’ipotesi del suo amico Draghi come successore di Mattarella.

Dal Quirinale all’agenda green e il dossier sull’energia.  “Nel 1987 si è scelto di non andare avanti sul nucleare ma le tecnologie oggi sono cambiate”. Parole di possibile apertura quelle di Bonomi. “Adesso credo che in modo molto laico si debba verificare se ci sono tecnologie capaci di avere tecnologia nucleare pulita e sicura. Se sì allora si potrebbe aprire una riflessione. Se è no allora già nel 1987 abbiamo preso una decisione”.

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