Mario può morire, via libera al primo suicidio assistito in Italia: risponde ai requisiti fissati dalla Consulta

martedì 23 Novembre 11:32 - di Bianca Conte
suicidio assistito

Per il Comitato etico ci sono le quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale: e arriva l’ok, il primo via libera in Italia, al suicidio assistito del 43enne Mario (un nome di fantasia ndr), tetraplegico da dieci anni. Un sì confermato dall’Azienda Sanitaria delle Marche, che conferma una precedente approvazione della procedura arrivata dal tribunale a giugno. E che interrompe l’attesa che ha incagliato il caso fino al parere del comitato tecnico di Ancona. Che ora, seguendo le indicazioni della Consulta sancite nella sentenza sul caso del dj Fabo, è arrivato. E non c’è ritorno. L’ultima parola del dibattito sul fine vita sta dunque in questo verdetto, che torna a dividere politica e opinione pubblica. Chi invoca la fine medicalmente assistita di una vita di sofferenze. E chi prova sgomento per la risposta giuridica a un tema delicato e ideologicamente irrisolto. Una soluzione, che delegittima motivazioni etiche e recriminazioni morale. E azzera definitivamente il concetto di speranza. E il valore assoluto della vita umana.

Via libera al primo suicidio assistito in Italia

Dunque Mario può morire. Per lui tetraplegico da 10 anni è arrivato l’ok dall’Azienda Sanitaria delle Marche. Ora, come riferiscono siti e tv a loop, potrà accedere alla procedura per il suicidio medicalmente assistito. E mettere fine per via iatrogena a un’esistenza che negli ultimi anni si era ridotta a una quotidianità di dolore interiore e sofferenza fisica. «Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni», rivela Mario alla notizia dell’ok al suo fine vita. E commentando il da primo malato ad aver ottenuto il via libera al suicidio assistito in Italia, dopo aver letto il parere del Comitato etico aggiunge: «Sono stanco e voglio essere libero di scegliere il mio fine di vita –rende noto l’Associazione Coscioni –. Nessuno – dice in un video – può dirmi che non sto troppo male per continuare a vivere in queste condizioni. E «condannarmi a una vita di torture. Si mettano da parte ideologie. Ipocrisia. Indifferenza. Ognuno si prenda le proprie responsabilità perché si sta giocando sul dolore dei malati».

Il primo ok al suicidio assistito a un tetraplegico da 10 anni

Eppure, non si tratta di “giocare con il dolore”. Per molti, moltissimi contrari o comunque perplessi sulla drastica risoluzione, si tratta di rispettare la sacralità della vita, «degna di essere difesa dall’inizio alla sua fine». E di mettere in discussione argomenti e sentenze che aprono a uno scenario sconcertante. Quello che si presenta oggi a Mario. Quello che Mario ha richiesto e combattuto per ottenere. Perché, come riportano web e tv in queste ore, «la battaglia di “Mario” per accedere al suicidio assistito è stata molto combattuta. Dopo il diniego dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale Marche (ASUR). Una prima e una seconda decisione definitiva del Tribunale di Ancona. Due diffide legali all’Asur Marche, Mario ha “finalmente” ottenuto il parere del Comitato etico». Che – come anticipato in apertura – «a seguito di verifica delle sue condizioni tramite una gruppo di medici specialisti nominati dall’Asur, ha confermato che possiede i requisiti per l’accesso legale al suicidio assistito».

Per il Comitato etico ci sono le quattro condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale

E allora: Mario può morire. «Il comitato etico ha esaminato la relazione dei medici che nelle scorse settimane hanno attestato la presenza delle 4 condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale nella sentenza Capato-Dj Fabo. Ovvero: Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. È affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili. Mario è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. E non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda». Ora, l’ultimissima parola spetta all’avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Coscioni e co-difensore di Mario. La quale – come riferisce Il Giornale sul suo sito – ha spiegato che «adesso, su indicazione di Mario, si procederà alla risposta all’Asur Marche e al Comitato etico, per la parte che riguarda le modalità di attuazione della scelta di Mario. In modo che la sentenza Costituzionale e la decisione del Tribunale di Ancona vengano rispettate». E Mario possa così morire con l’eutanasia. vita e speranza sono sconfitte. La legge ha vinto.

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