Lockdown per i non vaccinati: il dibattito si fa incandescente. Ecco cosa ne pensano i virologi

mercoledì 3 Novembre 20:48 - di Redazione
lockdown per non vaccinati

Lockdown per non vaccinati? E il tema all’ordine del giorno. Salito alla ribalta con le contestazioni dei No vax e, ancor di più, con il rialzo dei contagi registrati negli ultimi giorni. Il virus non molla la presa. E chi non si è ancora immunizzato potrebbe fare la differenza. Tanto che, proprio oggi il sottosegretario alla Salute Andrea Costa sulla vexata quaestio ha dichiarato: «È giusto fare distinzioni». Ma allora, da Bassetti a Crisanti, passando per Pregliasco, e chiudendo la carrellata con il sottosegretario Sileri, cosa ne pensano gli esperti?

Lockdown per i non vaccinati: il dibattito sul “Modello Austria”

Se i casi di Covid continueranno ad aumentare. E le vaccinazioni non cresceranno fino a raggiungere il traguardo del 90% di immunizzati, «le scelte possibili non saranno molte», ha sottolineato Costa. E si riassumono in tre possibilità: «Proseguire con le misure restrittive. Imponendole anche a chi si è vaccinato. Oppure introdurre delle distinzioni. O, nel caso, disporre degli obblighi vaccinali per alcune categorie. Oltre ai sanitari per i quali è già in vigore», ha detto Costa rispondendo alla domanda sulla percorribilità anche in Italia della “via austriaca”: che nello scenario peggiore prevede il lockdown solo per i non vaccinati. Una posizione, sottosegretario alla Salute, rilanciata da un ulteriore commento: «Credo sia giusto fare una distinzione fra chi si è vaccinato e chi non si è vaccinato».

Il parere degli esperti: Matteo Bassetti

Sulla spinosa questione, allora, si è pensato di girare la domanda ai virologi. Tra gli interpellati, dunque, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha chiarito il suo pensiero a riguardo asserendo: «Se i casi dovessero continuare a crescere. E le vaccinazioni invece si dovessero fermare ai numeri attuali – ovvero inferiori a quelli che ci servono per arrivare al 90% della copertura velocemente – concordo sulle restrizioni per i non vaccinati per accelerare le immunizzazioni. Può essere uno stimolo. Ma solo perché queste persone devono sapere che se si immunizzano li mettiamo in una condizione di non finire in ospedale e di non rischiare la vita». Non solo. Commentando la possibilità di seguire anche in Italia la “via austriaca”, l’esperto ligure ha dichiarato: «Sono sicuro che queste persone alla fine ci ringrazieranno. E se ci saranno delle chiusure devono valere solo per chi deliberatamente e contro la scienza ha deciso di non vaccinarsi».

Crisanti dissente dal collega: sarebbe «una follia»

Parole, quelle di Bassetti, che suonano come un monito. E dalle quali ha preso le distanze il collega Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova. Il quale, consultato sulla questione, ha espresso a chiare lettere il suo convinto no al cosiddetto “Modello Austria”. «È una follia dal punto di vista giuridico ed epidemiologico». Quindi, ha anche aggiunto: «Penso che siamo all’improvvisazione. Non ha nessun senso epidemiologico anche perché i vaccinati possono trasmettere il virus. Oltretutto, uno che non si può vaccinare perché sta male – si domanda l’epidemiologo – che fa? Rimane a casa perché non si può vaccinare? La Costituzione – conclude secco Crisanti – non la prevede questa cosa».

Lockdown per i non vaccinati: Pregliasco possibilista

Decisamente possibilista sul cosiddetto “modello Austria”, invece, Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano. Che, interpellato dall’Adnkronos, ha chiuso il cerchio delle consultazioni dicendo: «Il lockdown solo per i non vaccinati contro Covid-19. In caso di picchi nei contagi e terapie intensive in sofferenza, mi sembra un’opzione possibile e interessante. Che abbassa il livello di rischio nei contatti interumani». Aggiungendo poi che: «Non essendoci un manuale di gestione bisogna fare riferimento ad esempi e soluzioni varie – dice l’esperto –. E questa è una soluzione possibile perché – spiega Pregliasco – il rischio di infezione nei contatti tra non vaccinati o tra vaccinati e non vaccinati è superiore. Ogni contatto interumano è a rischio – ricorda il virologo –. Ma il contatto con soggetti non vaccinati fa sicuramente salire la probabilità di aumentare la diffusione del contagio». E del resto, se un provvedimento del genere dovesse essere adottato, conclude Pregliasco, «tutelerebbe anche gli stessi non vaccinati. Come noto più vulnerabili a un’infezione grave in caso di alta circolazione virale».

Ma Sileri taglia corto: c’è il Green Pass

Sul dibattito, infine, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri taglia corto. E intervenendo a L’aria che tira su La7, sull’ipotesi di un lockdown per i non vaccinati contro Covid-19 in caso di picchi nei contagi e terapie intensive in sofferenza, dichiara: «Abbiamo un Green pass e il Green pass è il mezzo per evitare i lockdown». Poi aggiunge e conclude: «Il Green pass è anche uno strumento di diagnostica. E non è solo per i vaccinati».

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