Inchiesta Open, Renzi sfida D’Alema e Prodi: «Pronto a confrontarmi su lobby e consulenze»

19 Nov 2021 17:38 - di Valerio Falerni
Renzi

Politica, certo, ma non solo. Del resto, le polemiche innescate dall’inchiesta Open sono troppo recenti (e incandescenti) per non strappare più di una citazione alla Leopolda che Matteo Renzi aprirà stasera. Sul punto, lui vola basso («mostreremo qualche documento su Open, ma il grosso sarà dedicato alla politica»), Tuttavia, a scorrere la sua intervista all’HuffPost è forte il sospetto che non sia così. Gli effetti dell’inchiesta gli bruciano troppo per non parlarne diffusamente. E per non sostenere «che i pm hanno violato la legge e la Costituzione, non io». Lo ribadirà domani e replicherà mercoledì nella Giunta per le autorizzazioni del Senato.

Renzi affila le armi in vista della Leopolda

«Magari – aggiunge con una punta di perfidia – se ne accorgeranno anche i miei silenziosi amici del Pd», che lui vede ormai «tra le braccia dei manettari». Una cosa tiene però a precisare: lui non scappa dal processo. Anzi: «Non vedo l’ora di essere in aula con un pm che dovrà giudicare se la Leopolda era una corrente di partito. In un Paese civile cosa sia un partito e cosa non sia un partito lo decide il Parlamento, non un pm». E sottolinea: «Se non fossi così tranquillo non risponderei colpo su colpo». Ma non c’è solo l’inchiesta ad ammorbare l’aria della Leopolda e a solleticare la vis polemica di Renzi. Ci sono anche le conferenze a pagamento, il rinascimento saudita e i salamelecchi al feroce Bin Salman.

«Conte? Sta alla politica come io al sanscrito antico»

Chi è senza peccato scagli la prima pietra, sembra dire il senatore. Che cita Romano Prodi sulle «collaborazioni con istituzioni non pienamente democratiche», e D’Alema e Bersani sul tema «lobby e finanziamenti». «Me lo organizza lei un confronto etico con queste persone su questi argomenti?», chiede in tono di sfida all’intervistatore. Comunque sia, precisa, «continuerò a fare tutto ciò che è lecito». Conferenze comprese. «C’è chi le fa e ci paga le tasse – ricorda – e chi chiede il 5 per cento sulle mascherine e non chiarisce gli appalti Covid o comunque non vuole la commissione di inchiesta perché ha qualcosa da nascondere». Macigni più che parole. Come quelle dedicate a Conte. «Non ha capito – conclude Renzi – che politica è confronto e scappa perché ha paura. Ha paura di tutto, anche della sua ombra. Del resto lui sta alla politica come io sto al sanscrito antico».

 

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