Donne, l’ira della Boldrini: «Nel Pd non si fa quel che si dice. Il potere è ancora dei maschi»

giovedì 18 Novembre 20:46 - di Francesca De Ambra
Boldrini

Qualcuno avverta Laura Boldrini che il suo vetero-femminismo finirà per trasformarla nell’ultima giapponese. Qualcuno l’avverta che la guerra è finita e che l’ha pure vinta. Le donne sono ovunque, non solo in politica. Ma lei fa finta di niente esponendo così la sua nobile crociata al sospetto di finalità assai prosaiche. «Del diman – si sa – non v’è certezza». E come se non bastasse, preoccupa pure il futuro Parlamento formato bonsai. Accedervi sarà più difficili per tutti. E per tutte. E allora torna la bandiera donnista sventolata anche contro ogni evidenza. Persino a costo di sostenere che «a sinistra c’è una dissociazione tra quello che si dice e quello che si fa».

La Cristallo: «La destra, invece, ha una leader»

Parole pronunciate dall’ex-presidente della Camera nel corso della presentazione del suo nuovo libroQuesto non è normale. Come porre fine al potere maschile sulle donne” alla libreria Feltrinelli. Con lei la sardina Jasmine Cristallo e il vicesegretario Pd Peppe Provenzano. E se la prima si è immediatamente tuffata sulla tesi della Boldrini («nel campo della sinistra le donne fanno più fatica, a destra c’è una donna leader»), il secondo ha provato a mettere in fila i “meriti” acquisiti sul campo dal nuovo corso di Enrico Letta. A cominciare dall’imposizione di due donne capogruppo a Camera e Senato: «Proprio per dare concretezza a quello che si dice». Immaginate se un leader facesse il contrario. Non è finita. «La sera della vittoria alle amministrative – ha ricordato Provenzano – è stato proprio Letta a dire che c’era un unico neo: troppo poche le donne sindaco. Tante le vicesindaco ma pochissime sindaco».

Boldrini: «Ho vinto la battaglia del linguaggio»

Classico esempio di denuncia contro ignoti in luogo dell’autodenuncia. Infine, la decisione di non dare la disponibilità del simbolo del Pd ad iniziative non in linea  con la parità di genere. A questo punto, per avere qualcosa in più dalla vita alla Boldrini non resterebbe che chiedere l’amaro Lucano della pubblicità. Invece, è ancora lì a combattere la sua battaglia. «Per fare i cambiamenti non bisogna fare sconti», ha fieramente sottolineato ricordando la battaglia sul linguaggio di genere da presidente della Camera. E così all’onorevole (maschio) che le si rivolgeva chiamandola «signor presidente», lei rispondeva «signora deputata». Praticamente un gag continua. «Dopo che l’ho fatto una, due, dieci volte nessuno mi ha chiamata più “signor presidente”…». E queste sì che sono soddisfazioni.

 

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