Da Zerocalcare a Fedez: perché non c’è da stupirsi se i centri sociali sfornano star mainstream

25 Nov 2021 10:37 - di Valeria Gelsi
zerocalcare

Non solo la polemica sul romanesco o sulla bandiera curda. Rispetto a Strappare lungo i bordi, la serie animata del fumettista Zerocalcare su Netflix, che resta al primo posto della top ten della piattaforma, c’è anche chi si è fatto qualche domanda in più. Per esempio cosa significhi il fatto che un personaggio emerso dai centri sociali sia finito a fare la star dello streaming. A interrogarsi sul tema, comunque con una certa leggerezza e tenendosi alla larga da pretenziose analisi sociologiche, è stato il Foglio. «Il trionfo di Zerocalcare è quello del capitalismo di Netflix sui centri sociali», è il titolo dell’articolo firmato da Manuel Peruzzo, giornalista trentenne che si occupa per lo più di costume e cultura pop.

Il caso di Zerocalcare su Netflix

Per Peruzzo nella serie «è tutto ben fatto». Ed «è incredibile che un ambiente tossico come quello dei centri sociali di Roma abbia prodotto una cosa così bella come Strappare lungo i bordi di Zerocalcare. E che lui sia riuscito a guadagnare come una Ferragni grazie al capitalismo di Netflix». L’attenzione si focalizza quindi sulla «parabola» di Michele Rech, «che parte dal “Crack!” del Forte Prenestino e arriva a Netflix». «Non sto sostenendo che non sia sincero: non m’importa neppure che lo sia. Il capitalismo vince sempre, e se non puoi combatterlo finisci in catalogo». «L’incubo di Rech è passare dall’essere il fumettista più venduto a essere considerato un venduto», ha aggiunto il cronista, cogliendo in Rech una sorta di senso di colpa rispetto all’«operazione geniale» della collaborazione di Netflix.

Il precedente di Fedez con Amazon

Sui social l’articolo non è stato preso benissimo dai fan di Zerocalcare e dei centri sociali. A Peruzzo hanno dato dell’«invidioso» e del «complessato» e lo hanno accusato di «scrivere un articolo tanto per scrivere» e di non sapere «un emerico c..» dei centri sociali. Epperò, il tema di come i rivoluzionari di casa nostra finiscano spesso al soldo delle grandi multinazionali non è un inedito e già qualcuno lo aveva colto nella collaborazione di Fedez con Amazon, specie in relazione al suo intervento al concertone del Primo maggio, dove sollevò una gran cagnara intorno al ddl Zan, ma si guardò bene dal parlare dei diritti dei lavoratori.

Ma i centri sociali sono i campioni del mainstream

Molti rilevano una contraddizione. In realtà, se si analizza un pochino la retorica dei centri sociali, al di là della facciata ribellistica, non si può non notare come siano tra gli ambienti più mainstream e omologati che si possano trovare, a partire da come affrontano il tema dei diritti. E, dunque, in fin dei conti, non c’è poi molto di cui stupirsi se chi viene da lì facilmente fa il balzo in realtà come Netflix e Amazon. In fondo, è solo un coerente avanzamento di carriera.

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