Covid, Olanda al collasso: si fermano chemio e trapianti. E torna lo spettro del “Codice nero”

giovedì 25 Novembre 13:28 - di Natalia Delfino
covid olanda

Situazione sanitaria al collasso in Olanda, dove a causa dell’enorme crescita dei pazienti Covid alcuni ospedali hanno deciso di sospendere i trattamenti di chemioterapia e i trapianti di organo. L’obiettivo è quello di liberare letti in terapia intensiva per i contagiati. La prospettiva che la situazione potesse degenerare fino a questo punto era già nell’aria da alcuni giorni e per contrastarla i Paesi bassi hanno iniziato a trasferire pazienti in Germania.

In Olanda numeri Covid drammatici

Ma l’Olanda, dove comunque l’81% della popolazione adulta è vaccinato, si trova a fare i conti con numeri drammatici: due giorni fa, il 23 novembre, contava 2.540 pazienti Covid ricoverati, dei quali 488 in terapia intensiva su una popolazione complessiva di poco meno di 17,5 milioni di abitanti. Nell’ultima settimana il tasso di incidenza era arrivato a oltre 880 contagi per 100mila abitanti, con un incremento della curva del 40% sulla settimana precedente per un numero assoluto di 154mila contagi in una sola settimana.

Alcuni ospedali sospendono chemioterapie e trapianti

La conferma della notizia della sospensione delle chemioterapie e dei trapianti è arrivata oggi dalla Dutch Hospital Association for Critical Care, che ha spiegato come i pazienti con coronavirus ricoverati in ospedale abbiano raggiunto livelli record da maggio. E che tra poco più di una settimana le terapie intensive saranno al completo, se non si riesce a contenere il contagio. «Ci sono ospedali in diverse regioni che stanno ridimensionando le cure», ha detto un portavoce dell’Associazione ospedaliera. «Stiamo parlando di cure che richiedono un letto. Ciò significa che si dovrà cancellare molti appuntamenti», ha aggiunto.

Torna lo spettro del “Codice nero”: la scelta su chi salvare

Per domani è atteso l’annuncio di nuove misure restrittive, mentre è già stato reintrodotto l’obbligo di un metro e mezzo di distanza, che era stato eliminato a settembre insieme alla quasi totalità degli obblighi per il contenimento. Una “fretta” per la quale il premier Mark Rutte si è anche scusato pubblicamente. In questo contesto, però, si parla anche della possibilità che il Paese debba applicare il cosiddetto “codice nero”: il protocollo approntato nel 2020 dalla Federazione dei medici Knmg e dalla Federation of Medical Specialists (Fms) che apre alla possibilità di dare priorità di cure ai pazienti per i quali si prevede una più breve permanenza in terapia intensiva. Che insomma, semplificato brutalmente, mette medici e ospedali di fronte alla necessità di scegliere chi salvare.

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *