Caos M5S, non c’è pace per Conte: si apre il fronte caldo dei capigruppo. Sarà guerra all’ultimo voto

martedì 2 Novembre 15:43 - di Chiara Volpi
Conte M5S

Conte e M5S, l’ultimo fronte caldo è quello del Senato. Domani a Palazzo Madama il primo voto sui capigruppo: con 3 incognite che agitano l’avvocato. Nella polveriera del M5S la tensione è alle stelle e i nodi aggrovigliati intorno alle diverse posizioni su governo e nomine interne rischiano di far saltare in aria la galassia pentastellata disseminata di inneschi pronti a esplodere. Quello su cui si muove Giuseppe Conte è un terreno minato, costellato di insidie. E dove il primo passo falso potrebbe rivelarsi fatale.

Conte e M5S, l’ultima grana: il fronte caldo dei capigruppo

Un cammino accidentato, insomma, quello inaugurato da Conte alle prese con la restaurazione grillina, con il neo leader del Movimento nel caos, costretto a dietrofront e correttivi. Un campo disseminato di ostacoli, quello in cui si muove il Movimento guidato dall’ex premier, che vede contrapporsi  due schieramenti in campo. Fazioni, a loro volta, frastagliate in mille rivoli. Da una parte, gli ex movimentisti intenti a rinegoziare i legami tra di loro e con Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista, onnipresenti outsider “interni”. Dall’altra quel che resta della galassia pentastellata, sopravvissuta all’era glaciale di abbandoni e fronde. In mezzo Giuseppe Conte, chiamato a sciogliere vecchi nodi. Ad affrontare nuove sfide. A tamponare la delusione dei più.

Tutti in trincea: in ballo c’è il nuovo corso del M5S

L’ultima linea di trincea, allora, è quella dei capigruppo. Dove, nonostante le procedure di voto declinate al pressing per anticipare il fatidico responso, si è deciso che il capogruppo uscente alla Camera, Davide Crippa ,resterà in carica fino a dicembre. Una mossa che blocca Conte e la sua agognata accelerata del nuovo corso. E non è neppure l’unica grana… Nell’agenda parlamentare grillina spicca al primo punto dell’ordine del giorno la vexata quaestio della prima votazione per il nuovo capogruppo al Senato appuntamento interno fissato per domani. Quando i 5S eletti si ritroveranno a Palazzo Madama per decidere se confermare il mandato all’attuale capogruppo Ettore Licheri o se convergere con la votazione su Domenica Castellone. Una scelta, quella sulle candidature possibili che, riferisce in queste ore in un retroscena Il Giornale, presenta la doppia opzione delle candidature di Licheri e Castellone date come «concorrenti e non alternative», visto che entrambi vogliono mettersi in gioco «per dare forza al nuovo corso di Conte».

M5S, le 3 incognite che fanno traballare la leadership di Conte

Una sorta di pax augustea, insomma, rispetto alla quale sono in molti a nutrire dubbi. Incertezze e recriminazioni che alimentano incognite che potrebbero far saltare l’equazione di una risoluzione pacifica e costruttiva. La prima: la competitor (antagonista?) di Licheri, è una figura vicina a Luigi Di Maio e schierata su pozioni filo-governiste. Seconda incognita: conti alla mano, Giuseppe Conte e i suoi potranno contare su circa 35-40 fedelissimi su 74 senatori totali. Condizione necessaria ma che potrebbe non rivelarsi sufficiente. E per cui sarà dirimente la forbice di scarto tra Licheri e la Castellone. Terza: su tutto grava pesantemente quanto accaduto il 21 ottobre scorso. Quando: dopo l’annuncio dei 5 nuovi vice-presidenti, metà della platea ha abbandonato la sala. Disertando in buona parte l’assemblea in segno di protesta. E così, tra incertezze e polemiche, l’unico dato inconfutabile è che la leadership di Conte all’interno del M5S è sempre più traballante.

La paura degli attivisti: «Se si rompe il filo possiamo dire addio alla partita del Quirinale»…

E allora, la partita del Senato potrebbe essere risolutiva: o la va , o la spacca. Anche se, sostiene il quotidiano diretto da Minzolini nel suo retroscena, almeno sulla carta «sembra essere chiusa». E allora, scrive Il Giornale riportando fonti interne: «”Licheri è in netto vantaggio”, assicura un senatore grillino… Ma occhio alle sorprese: una vittoria della Castellone potrebbe rappresentare “la presa d’atto che Conte non ha il controllo neanche al Senato, dove invece ha sempre vantato di avere la sua roccaforte principale di scudieri». Laddove, peraltro, il sudoku più rischioso sarà sicuramente alla Camera, dove l’uscente Davide Crippa (un  fedelissimo di Beppe Grillo) può contare su ampi consensi. E allora, il timore generalizzato, tra grillini, contiani e ribelli tout court, è soprattutto uno: «Se si rompe il filo possiamo dire addio alla partita del Quirinale»…

Conte e M5S: rinviata al 23 novembre l’udienza sul ricorso di alcuni attivisti contro il nuovo statuto

Non solo. Oltre alla partita sul Colle, corre parallelamente anche un altro match, giudiziario e politico. Una battaglia a colpi di carte bollate al momento rinviata al 23 novembre, quando si terrà l’udienza relativa al ricorso presentato al Tribunale di Napoli dall’avvocato Lorenzo Borrè per conto di alcuni attivisti pentastellati contro il nuovo statuto del M5S. E contro il voto che ha eletto Giuseppe Conte come leader del M5S. Oggi, davanti alla settima sezione del Tribunale partenopeo si è svolto il primo “round”, conclusosi con un rinvio dell’udienza per la discussione finale: il redde rationem. Uno dei tanti a 5S…

 

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