Consigliera furiosa lascia il M5S: ormai è il partito di Conte che per vergogna ha cancellato tutto

martedì 5 Ottobre 18:13 - di Chiara Volpi
M5S Conte

Una consigliera lombarda furiosa lascia il M5S: «Una metamorfosi totale. Ormai è il partito di Conte che per vergogna ha cancellato tutto. Non posso farne parte»… All’indomani della disfatta elettorale dei M5S, Conte è nel mirino di parlamentari e elettori, fuori dalla grazia di Dio. Dopo la Raggi, furiosa con l’ex premier scappato ad abbracciare il candidato vincente del Pd a Napoli, abbandonandola ancor prima di concederle l’onore delle armi, oggi tocca a una consigliera regionale lombarda e a un deputato pentastellati  esprimere tutto il loro dissenso per la deriva del Movimento e la sterzata di Conte che lo guida. In discussione, il riposizionamento di attivisti e linee guida che sta alimentando una copiosa emorragia di consensi e di esponenti.

M5S e Conte, consigliera lombarda lascia sbattendo la porta: non posso far parte del suo partito

E allora: «Questa non è l’evoluzione del Movimento 5 Stelle. Questo è il nuovo partito di Conte che: a iniziare dallo Statuto. E continuando con la comunicazione e con la gestione delle amministrative, nulla ha a che vedere con il Movimento 5 Stelle», scrive sui social la consigliera regionale lombarda Monica Forte. Annunciando, con una lunga lettera a cui affida tutto il suo risentimento e il suo rammarico, l’addio al M5S. «I tanti bocconi indigesti che abbiamo dovuto ingoiare in questi ultimi 3 anni – attacca la Forte – hanno trovato una loro sintesi finale in questa operazione di metamorfosi totale. Ufficializzata dal nuovo Statuto su cui si è infranta la speranza, che ancora nutrivo, di una guarigione, se pur tardiva, del Movimento».

Il j’accuse della consigliera uscente a Conte: del M5S è rimasto solo il nome

E invece, come sotto gli occhi di tutti, le criticità si sono incistate. E quella che doveva essere una rigenerazione si è trasformata in una metamorfosi appunto, irriconoscibile. Quelli che ancora rimangono organici al progetto riveduto e corretto di Conte, faticano a seguirne le mosse. Gli altri, rigettano idee e corpaccione del nuovo soggetto, sempre più distante e difforme dalla fisionomia delle origini. «Se il tempo del Movimento 5 Stelle è finito: allora che finisca – tuona la consigliera 5S uscente –. Ma non si dica che lo si sta rifondando. O che sta crescendo o che sta evolvendo. Si poteva. Anzi si dovevano fare dei cambiamenti in ottica migliorativa, ma non cancellare tutto ciò che è stato vergognandosene. E mantenendo solo il nome. Il nuovo partito di Conte farà la propria strada e auguro successo e gloria. Ma io non posso farne parte. Dopo l’esperienza del Movimento 5 Stelle le mie energie. Il mio impegno. E la competenza che mi sono costruita, le spenderò come meglio riterrò opportuno. Però non posso diventare complice di una operazione di cancellazione. Annullamento e di rimozione», conclude Monica Forte.

Il deputato M5S Battelli:  «Stop autoreferenzialità, parliamo di contenuti o saremo fagocitati»

Parole a cui fanno eco quelle di Sergio Battelli, deputato M5S e presidente della Commissione Politiche europee della Camera, che parlando con l’Adnkronos all’indomani del flop alle amministrative del M5S, analizzando la debacle rileva: «Non posso dire che siamo andati bene». Poi aggiunge: «Ma gli errori non sono da ricercare solo nella conduzione di questa campagna elettorale». «Il Movimento deve ricominciare a parlare di contenuti», avverte il parlamentare ligure. E allora, ben venga per i grillini anche l’abbraccio letale con il Pd, lascia intendere Battelli asserendo: «Bene dunque il ragionamento sul contenitore progressista. Bene la vittoria a Napoli. Purché riusciamo a essere motore o batteria, mai ruota di scorta»…

M5S, Conte e l’abbraccio letale col Pd: unica ancora di salvezza?

Finora però, e il responso delle urne di ieri lo conferma incontrovertibilmente, i pentastellati sono andati giusto al traino. Rassicurati da una coalizione col Pd il cui risvolto drammatico, per attivisti e parlamentari, è proprio quello individuato dallo stesso Battelli: «La politica è talmente veloce, come dimostra anche il “saliscendi” dei leader, che la nostra risposta deve essere immediata e forte se non vogliamo rischiare di essere travolti». O meglio, come lui stesso ha rimarcato, «fagocitati». Perché quel che resta del M5S sembra essere giusto un corpaccione che assembla brandelli di attivisti, suonati come pugili. E che procedono in procedono in ordine sparso…

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