Speranza nonostante vaccini e bollettini insiste a gufare: “La sfida col Covid in Italia è ancora aperta”

giovedì 21 Ottobre 14:03 - di Lara Rastellino
Speranza

Nonostante rassicuranti bollettini quotidiani. E malgrado i primi dati sulla terza dose diffusi da Pfizer e BioNTech attestino l’efficacia relativa del vaccino anti-Covid dopo il terzo richiamo, risulti del 95,6% contro la malattia, in una situazione in cui la variante Delta di Sars-CoV-2 è il ceppo prevalente. Speranza proprio non ce la fa a virare gradualmente sull’ottimismo. E, stante l’allarme che arriva dalla Gran Bretagna, invita alla prudenza e continua a insistere su timori e incertezze. Non solo. Illustrando quello che potrebbe essere il piano per i mesi invernali, valuta la terza dose di vaccino anti Covid anche «per altre categorie» oltre a quelle già previste ad oggi. Un’ipotesi definita «ragionevole» pure dal sottosegretario Andrea Costa, che indica nell’inizio del 2022 una data possibile per l’allargamento della platea.

Covid, Speranza nonostante il cognome proprio non ce la fa a mostrarsi ottimista

«La sfida contro il Covid in Italia è ancora aperta». E pur sottolineando che «i dati che in queste ore arrivano dalla Gran Bretagna segnalano come la partita ci vede in una situazione diversa rispetto ad alcuni mesi fa, perché abbiamo finalmente i vaccini che sono la vera arma per aprire una stagione diversa», incalza: «Dobbiamo tenere ancora grande prudenza. Cautela e attenzione» all’andamento epidemiologico. «Oggi – prosegue infatti – è il tempo di mettere a valore le lezioni del Covid». Il ministro della Salute, che ha parlato all’evento “800 anni di carità: dalla peste al Covid-19. La storia del movimento delle Misericordie“, proprio non demorde dal calcare la mano sulla paura del contagio e il rischio di infezioni dietro l’angolo.

E insiste nel solito approccio: «La sfida contro il Covid in Italia è ancora aperta»

E mentre i virologi discettano e battibeccano sull’allentamento delle misure. Con il provvedimento del green Pass da accreditare a ogni piè sospinto, specie dopo la rivolta delle piazze. E col traguardo del 90% degli immunizzati da raggiungere, insiste nel solito approccio. Così, nel suo intervento organizzato dall’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. E promosso dalla Confederazione Nazionale delle Misericordie, ripercorre le tappe della crisi sanitaria nel timore di correre il «rischio di sprecarla». Come se tutti non fossero già abbastanza provati. Spaventati. Inginocchiati da una pandemia che ha stravolto il mondo. Minato la salute. Minacciato pesantemente il lavoro.

L’intervento del Ministro in ricordo delle parole del Papa: «Peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla»

E così, Speranza torna ad ammonirci. Nel segno di una minaccia che ancora incombe. Nonostante i vaccini e i gli ultimi riscontri. «Ricordo le parole di Papa Francesco, che mi rimbombano quotidianamente in testa. “Peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla”. Noi quindi non dobbiamo sprecarla», ammonisce il ministro della Salute Speranza. Che, a questo punto opportunamente, sottolinea impegno e meriti del nostro servizio sanitario che definisce (incredibilmente entusiasta): «La pietra più preziosa che abbiamo. E per il quale torna a chiede l’apertura  di «una nuova grande stagione di investimenti». Rispetto ai quali, rileva auto-referenzialmente: «Dobbiamo investire di più. E noi lo stiamo facendo»

Il finale ecumenico e inclusivo: «La prima lezione del Covid? È che nessuno si salva da solo»

Il finale del suo intervento, invece, è tutto rivolto all’ecumenica esortazione a inclusione e sinergie nuove e sperimentate. Perché, dichiara Speranza chiamando tutti a raccolta, «in questo tempo abbiamo bisogno di un grande patto Paese in cui le istituzioni, insieme ai luoghi della ricerca. I professionisti. Le imprese. Gli ambiti della nostra società, nella maniera più larga possibile, provino davvero a costruire un vero Patto per la ripartenza dell’Italia». E allora: la prima lezione del Covid? «È che nessuno si salva da solo – ricorda il ministro –. L’esistenza di ciascuno è connessa alle esistenze di tutti gli altri». Intanto, però, sulle cure domiciliari, ancora tutto tace…

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