Ricolfi smonta l’antifascismo: “Perché è più comodo accanirsi contro un bersaglio fantomatico”

sabato 16 Ottobre 15:24 - di Gabriele Alberti
antifascismo Ricolfi

Il pericolo fascista tiene banco. Ancora una volta il sociologo Luca Ricolfi interviene con equilibrio e buon senso a ridicolizzare in un intervento sul Messaggero quella “sfilata di riflessioni di pensatori, studiosi, intellettuali, che con fare pensoso si diranno molto preoccupati”. L’articolo del professore della Fondazione Hume è perfetto per fare da overture alla manifestazione in corso a Roma. Scrive Ricolfi: “Il tutto sarà accompagnato, fin da stamattina, da chiassose adunate antifasciste, in difesa della Cgil, della Repubblica, della democrazia”. E qui inizia lo sberleffo che sobriamente rivolge Ricolfi.

Ricolfi, i “giapponesi” e i guerriglieri” dell’ antifascismo

“A me tutto ciò ricorda, irresistibilmente, la figura di Hiroo Onoda e dei suoi commilitoni nipponici, inviati nelle Filippine nel 1944 per ostacolare l’avanzata degli americani. Istruiti a non arrendersi, a costo della propria vita, si rifugiarono nella giungla e non vollero mai credere che la seconda guerra mondiale fosse finita. L’ultimo dei tre si arrese (all’evidenza, non al nemico), solo nel 1974; ovvero quando la guerra era finita da 29 anni”. E qui l’ironia corrosiva di Ricolfi si rivolge ai nostri “giapponesi”.  Ai “nostri guerriglieri antifascisti  di anni non ne sono bastati 76 (dal 1945 al 2021) per accorgersi che il fascismo è stato sconfitto; seppellito dalla storia”.

Ricolfi smaschera l’ antifascismo: “Non hanno idee”

Quindi la domanda fatidica: “Ma allora perché, quando li si avverte che la guerra è finita, non ci vogliono credere?”, si chiede e chiede ai lettori il sociologo. Risposta: perché non hanno idee, ed è più comodo accanirsi contro un bersaglio fantomatico (e indifendibile) come il fascismo, che sostenere un confronto ad armi pari”. Ma c’è qualcosa di più “torbido” nell’ammucchiata antifascista, che inquina non solo la competizione politica ma la stessa vita sociale. “Questo meccanismo, codificato da Umberto Eco in una celebre conferenza del 1995 (Il fascismo eterno), è quello di ridefinire il concetto di fascismo. In modo ” da renderne eterna (e aggiungo io, ubiqua) la presenza sulla scena del mondo”, spiega. Legato a questo meccanismo c’è dunque l’annacquamento e l’ampliamento del termine “fascista”. Fascista è chiunque esprima un concetto estraneo al mainstream.

“Il termine fascismo diventa una prepotenza contro chi la pensa diversamente”

“Specialmente dopo il 68 – scrive Ricolfi- l’epiteto fascista è appioppato a qualsiasi discorso, atteggiamento o comportamento considerato sbagliato”. Per questo oggi  l’antifascismo “è diventato una categoria vuota, o tutt’ al più pericolosa”. Pericolosa perché se ogni opinione al di fuori dell’ “ortodossia progressista viene bollata come fascismo, di fatto si esercita una indebita prepotenza verso chi la pensa diversamente. Con tanti saluti al pluralismo e alla libertà, di cui ci si proclama paladini”. Da applausi.

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