Piazzapulita, ancora un processo a Meloni. Ma sul fascismo Cardini ribalta il tavolo (video)

venerdì 22 Ottobre 9:59 - di Adele Sirocchi
Piazzapulita Cardini

Piazzapulita, Corrado Formigli mette ancora sotto processo Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia e più in generale la destra sovranista per le “scorie neofasciste” che sarebbero presenti in quello schieramento. Questa volta Guido Crosetto è presente, mentre la volta scorsa se ne era andato abbandonando la trasmissione. E spiega a Formigli che il suo metodo non va bene, che è appunto un plotone di esecuzione e che se anche Giorgia Meloni fosse stata presente tutto era confezionato per farla sentire sul banco degli imputati. Già, commenta Formigli, ma “l’imputata non si è presentata”.

Un commento che dice tutto del modo di concepire il giornalismo da parte del conduttore di Piazzapulita: uno strumento per demonizzare gli avversari e non per raccontare i fatti con una pluralità di voci. Esattamente ciò che Crosetto cerca di spiegargli con pacatezza, ma senza successo.

Il tutto è stato introdotto da un antifascista illustre: il filosofo Bernard Henri Lévy che ha spiegato ai telespettatori che Matteo Salvini è un “buffone”, che le destre non hanno spessore culturale, che non conosce Giorgia Meloni ma ne ha compreso la sostanza umana, che è la stessa di Marine Le Pen. Una vera e propria professione di razzismo antropologico cui Formigli assiste beato e sorridente.

Poi si va sul punto: perché Meloni non ha cacciato la consigliera milanese Valcepina? Perché Fratelli d’Italia tiene ancora la fiamma nel simbolo. Crosetto fa notare che la fiamma c’era anche con An e con Gianfranco Fini, che la sinistra elogia per i suoi strappi col passato nostalgico.

Quindi Formigli presenta altri due ospiti: Laura Boldrini e lo storico Franco Cardini. La prima vanta il traguardo “storico” della decisione della Camera di dire sì allo scioglimento di Forza Nuova. In realtà si tratta di un invito al governo a prendere in carico il dossier sul movimento neofascista.

Franco Cardini va più nel profondo: perché dopo tre quarti di secolo ancora abbiamo giovani che guardano al fascismo? Cosa ha fatto il regime democratico e antifascista per far sì che il neofascismo fosse sconfitto a livello di ideologia? Quindi Cardini ha replicato all’intervista di Bernard Henri Lévy e ha ribaltato il tavolo.

“Abbiamo sentito – ha detto Cardini –  il fuoco di fila di Bernard Henri Levy: il fascismo è violenza. Perché il comunismo non lo è mai stato? Perché il colonialismo liberale non è mai stato violenza? Il fascismo è contro l’umanesimo. E io ho pensato immediatamente a Giovanni Gentile. Il fascismo è contro la cultura. E io ho pensato immediatamente a Ezra Pound. Il fascismo è contro l’umanità? E io ho pensato immediatamente a Alexis Carrel (premio Nobel per la medicina, le cui ricerche sono state fondamentali per i trapianti in chirurgia)”. A quel punto Formigli gli toglie la parola e la passa a Laura Boldrini. Lo aveva chiamato per farlo parlare male di Fratelli d’Italia e si è ritrovato con un’eccellenta difesa del fascismo nel suo piccolo studio antifascista. Un boomerang.

 

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