Niente sconti, Ciro Grillo e gli amici scelgono il rito ordinario: rischiano fino a 12 anni di carcere per stupro

giovedì 21 Ottobre 17:02 - di Lucio Meo

Ciro Grillo non chiede sconti, ma giustizia. La notizia è arrivata da un articolo del Corriere della Sera, che annuncia l’accordo tra gli imputati nel processo per lo stupro della ragazza norvegese: in caso di rinvio a giudizio, chiederanno il rito ordinario, non abbreviato. “I quattro ragazzi del caso Grillo non sceglieranno il rito abbreviato per il processo in cui sono imputati a Tempio Pausania. Sarà rito ordinario per tutti e, in caso di condanna quindi, nessuno sconto di pena di un terzo, come prevede il rito abbreviato.

Ciro Grillo sceglie il rito abbreviato

Una conclusione quanto mai sofferta, perché non è il frutto di una scelta condivisa fino in fondo da tutti e quattro. Due di loro avrebbero infatti voluto l’abbreviato, gli altri due no. Ma, al di là delle divisioni, alla fine ha prevalso la necessità di rimanere uniti, con tutti i rischi che questo comporta in termini di pena se dovessero essere condannati….”, scrive il quotidiano di via Solferino. Una decisione delicata: in caso di condanna, il figlio di Grillo e gli amici rischiano fino a 12 anni. La decisione sofferta dopo una riunione fiume con avvocati e genitori. I quattro sono accusati di violenza sessuale di gruppo, avvenuta il 17 luglio 2018 nella casa di Beppe Grillo in Sardegna, nei confronti di una studentessa italo-norvegese. Scegliendo il rito ordinario i giovani rischiano pene fino a 12 anni di carcere.

Secondo le indiscrezioni, due dei quattro giovano avrebbero preferito il rito abbreviato – I legali dei quattro giovani, Enrico Grillo, Romano Raimondo, Gennaro Velle, Ernesto Monteverde, Alessandro Vaccaro e Mariano Mameli, hanno preso la decisione dopo diverse riunioni con i loro assistiti, due dei quali avrebbero preferito il rito abbreviato. Secondo l’accusa l’avrebbero costretta a bere e avrebbero poi abusato di lei più volte. I quattro amici, Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia, tutti di Genova, sono dunque accusati di aver violentato la studentessa, dopo una serata passata in discoteca. 

 

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