Morisi, i fedelissimi di Salvini sulla fuga di notizie: “Matteo ha dato molto fastidio al Viminale”

sabato 2 Ottobre 10:16 - di Redazione
Salvini Morisi

Nella vicenda Morisi si affaccia l’ombra del ricatto. Non è escluso, insomma, che la chiamata ai carabinieri del gigolò ingaggiato da Luca Morisi sia partita proprio per sputtanare l’ex capo della Bestia.

L’ombra del ricatto nella vicenda Morisi

“Era «strafatto», parole sue, stava malissimo, così ha ribadito, e anziché chiamare l’ambulanza ha chiamato i carabinieri – sottolinea Libero – Per di più la vicina di casa ricorda di averlo visto camminare tranquillamente. Alcuni vicini ricordano di una lite in casa di Morisi tra il 13 e il 14 agosto. Fonti vicine all’inchiesta non escludono che i ragazzi abbiano portato la famigerata droga liquida, “Ghb” – la “droga dello stupro” – e che dopo il rifiuto di Morisi di consegnare una cifra più alta di quella stabilita per pagare le prestazioni l’abbiano ricattato minacciandolo di chiamare i carabinieri, com’ è poi successo. Da fonti investigative apprendiamo che la tecnica è particolarmente diffusa tra certi gigolò dell’Est Europa: «O sganci o ti sputtanano»”.

Le ipotesi dei fedelissimi di Salvini: i Servizi sanno tutto, e gli ultimi attacchi al Viminale…

E addirittura, negli ambienti vicini a Salvini, si ventila anche un’altra inquietante ipotesi. Che dietro la “manina” che ha passato i dettagli della vicenda ai giornali vi sia qualcuno che non ha gradito gli ultimi attacchi della Lega al Viminale. “Sono i fedelissimi di Matteo Salvini – scrive Il Giornale – a far capire che anche se non si dice, in molti pensano che gli ultimi attacchi al Viminale da parte del leader della Lega nei confronti del ministro Lamorgese da qualcuno possano non essere stati presi benissimo. Non si fanno nomi, ma c’è chi azzarda: «La verità è che quando lavori a certi livelli è ovvio che i Servizi sappiano tutto. Matteo ultimamente ha spesso dato addosso al ministro dell’Interno, sottolineando la sua incapacità, ad esempio, nel gestire gli sbarchi. Qualcuno deve essersela legata al dito»”.

Se la fuga di notizie non arriva da certi ambienti, bisogna guardare altrove

E, sempre Il Giornale, riporta il ragionamento di “qualcuno molto vicino a Salvini”: «È vero – dice qualcuno molto vicino a Salvini – che il segretario non era in ottimi rapporti con l’ex titolare del dipartimento della Pubblica sicurezza, ora a capo dei Servizi, che sta portando avanti coi Radicali un referendum per riformare la giustizia e queste sono posizioni coraggiose che vogliono dire farsi molti nemici. Ma è vero anche che se la fuga di notizie non arriva da certi ambienti, si deve andare a guardare in altri. I dettagli potevano uscire solo da tre parti – tengono a dire – e se da due non sono usciti forse si dovrebbe indagare sul terzo».

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