Mascherine cinesi: Arcuri indagato a Roma per peculato, abuso d’ufficio e corruzione

lunedì 18 Ottobre 12:25 - di Gigliola Bardi
arcuri indagato

A confermarlo è stato il suo stesso ufficio stampa: l’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, è indagato dalla Procura di Roma per i reati di peculato, abuso d’ufficio e corruzione. Per quest’ultimo capo la Procura ha chiesto l’archiviazione, ma si attende il pronunciamento del Gip. Per gli altri due reati, invece, i pm procedono con l’inchiesta che ruota intorno alla fornitura di mascherine provenienti dalla Cina, in cui sono indagati tra gli altri il giornalista Rai in aspettativa, Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis.

Arcuri indagato e sentito dalla Procura di Roma

La Procura indaga sulla nota partita da 801 milioni di mascherine ordinate in Cina durante la prima ondata della pandemia, per un importo di 1,25 miliardi di euro e una maxi commissione da oltre 70 milioni di euro per gli intermediari. Dell’indagine a carico di Arcuri avevano già parlato alcuni quotidiani lo scorso aprile, mentre la fornitura era all’attenzione dei pm già da mesi. Sabato, l’ex commissario e ancora attuale Ad di Invitalia si è recato in Procura per essere ascoltato dai pm Varone e Tucci.

La notizia divulgata dall’ufficio stampa di Arcuri

L’ufficio stampa di Arcuri ha comunicato che è stato così possibile «un confronto e un chiarimento che si auspicava da molto tempo con l’Autorità giudiziaria, rispetto alla quale sin dall’origine dell’indagine il dott. Arcuri ha sempre avuto un atteggiamento collaborativo, al fine di far definitivamente luce su quanto accaduto».

La Guardia di Finanza sequestra le mascherine

Sempre oggi si è avuta notizia del fatto che la Guardia di Finanza, su disposizione della Procura di Roma, ha notificato alla struttura commissariale nazionale e alle strutture regionali un decreto di sequestro delle mascherine provenienti dalla Cina, e risultate non regolari, al centro dell’inchiesta. Nel decreto di sequestro si legge che «l’esame fisico/chimico» delle mascherine e dei dispositivi di protezione, compiuto sia dall’Agenzia dogane di Roma sia da consulenti nominati dai pm ha dimostrato che «gran parte» dei dispositivi sequestrati «non soddisfano i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme Uni En» e «addirittura alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute».

I Pm: «Impossibile distinguere quelle pericolose da quelle regolari»

In particolare, si tratta di mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3 o Kn95 che non hanno superato i test all’«aerosol di paraffina» e «aerosol al cloruro di sodio». Per i pm di Roma, quindi, «appare necessario procedere al sequestro probatorio di tutte le mascherine chirurgiche e di tutti i dispositivi di protezione attualmente giacenti. Sia di quelli appartenenti a partite giudicate inidonee, sia quelli appartenenti a partite non esaminate – potenzialmente inidonee o pericolose – non avendo potuto, in base alla informazioni ottenute dalla Struttura Commissariale, distinguerli da quelli di partite esaminate con esito regolare al fine di garantire la possibilità della perizia, evidentemente necessaria per la prova di responsabilità penale e per l’accertamento di idoneità».

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