Arcuri nei guai per le mascherine cinesi. La Verità: «L’ex commissario è sotto inchiesta per peculato»

domenica 11 Aprile 12:18 - di Fortunata Cerri
Arcuri

L’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri, secondo quanto anticipato dal quotidiano La Verità, sarebbe stato iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma per peculato. Un reato che prevede fino a dieci anni e mezzo di reclusione.

Arcuri e il caso delle mascherine

L’accusa sarebbe contenuta nel fascicolo sulle forniture di mascherine cinesi. Il 24 febbraio scorso, per l’arrivo in Italia di una parte di queste mascherine senza certificazione, c’erano stati un arresto e quattro misure interdittive. A quanto si legge su La Verità il peculato sarebbe contestato oltre che ad Arcuri anche ad Antonio Fabbrocini. Già stretto collaboratore del commissario e responsabile unico del procedimento per l’acquisto di 801 milioni di mascherine da tre diversi consorzi cinesi. Un affare, scrive sempre La Verità, «per cui i mediatori hanno ricevuto almeno 72 milioni di provvigioni e sono adesso accusati di traffico illecito di influenze proprio per i rapporti con Arcuri, il quale, però, ha sempre negato di essere stato a conoscenza delle commissioni milionarie».

L’inchiesta della Procura di Roma

Il 9 novembre la Procura di Roma, si legge ancora su La Verità, aveva iscritto sul registro degli indagati Arcuri e Fabbrocini per corruzione, salvo chiederne l’archiviazione dopo una ventina di giorni di investigazioni. Un’istanza di proscioglimento che non sarebbe ancora stata accolta dal gip Paolo Andrea Taviano. Nel frattempo, però, i pm, coordinati dal procuratore Michele Prestipino, avrebbero deciso di contestare il nuovo reato.

Cosa scrivono i magistrati

I magistrati, scrive ancora La Verità, «hanno specificato nei vari provvedimenti che le commissioni milionarie sono arrivate alla presunta cricca sotto inchiesta “grazie allo sfruttamento di rapporti preferenziali occulti, derivanti da conoscenza pregressa, di taluni indagati con [] Arcuri”. E che tali “rapporti”, a marzo, non erano “più utilizzabili”, non tanto per l’esplosione del mascherinagate sui media nazionale. Ma “per la rimozione di Arcuri dall’incarico”».

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