Lgbt, a Londra si prepara l’ultima fregatura per le donne: le quote rosa aperte agli uomini “gender”

mercoledì 27 Ottobre 11:28 - di Federica Parbuoni
gender

Far entrare nelle quote rosa che gli uomini che si sentono donna. È la proposta che arriva dalla Gran Bretagna alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo per le grandi aziende di comunicare quante donne sono presenti nei Cda. L’idea, avanzata dal Financial Conduct Authority (Fca), grosso modo l’equivalente della nostra Consob, sta facendo molto discutere e conferma l’allarme delle femministe sul fatto che l’imposizione della teoria gender avrebbe danneggiato prima di tutto le donne. Allarme per altro risuonato fortissimo anche in Italia, dove la questione gender è stata indicata da più parti come uno dei punti più controversi del ddl Zan.

La teoria gender si conferma una fregatura per le donne

Come riferisce un articolo del Times, rilanciato in Italia da La Verità, è stata la stessa Fca, organismo per la tutela dei consumatori e il controllo della concorrenza e i mercati finanziari, sia a indicare la necessità della notifica dei posti in Cda riservati alle donne, suggerendo una quota minima del 40% con almeno una posizione di vertice, sia a introdurre l’idea che in questa percentuale si conteggino anche gli uomini che si identificano con il sesso opposto. Insomma, a piegare l’idea delle quote rose alla teoria gender, di fatto penalizzando ancora le donne anche di fronte all’obiettivo di combattere il “gender gap” in fatto di retribuzioni e carriera.

La lunga mano Lgbt dietro lo scippo delle quote rosa

Ad avanzare la proposta è stato, in particolare, il direttore esecutivo di Fca per il settore Consumatori e concorrenza, Sheldon Mills, il quale, oltre che a essere tra i vertici dell’ente regolatore, è anche dirigente della Stonewall, una potente organizzazione Lgbt, già nota alle cronache per aver chiesto la sostituzione della parola «madre» con «persona che ha partorito» alle organizzazioni che partecipano al programma “Diversity champions”, che ha lo scopo di indirizzare i «datori di lavoro per garantire luoghi di lavoro veramente inclusivi».

La denuncia del “Times”: «Si appropriano di una causa femminista»

«Lo sforzo per condizionare ogni compagnia ad agire secondo regole pensate in conformità con gli auspici di Stonewall è contrario alle leggi vigenti», scrive il Times, che ricorda anche come «l’Equality Law del 2010 riconosce solo il sesso legale, non l’identità di genere, e non esiste nella legge britannica il diritto di autodichiarare il proprio sesso». Dunque, «le linee guida della Fca rischiano di mettere in rotta di collisione le compagnie coi loro dipendenti che hanno caratteristiche protette sulla base delle leggi sull’uguaglianza esistenti, i quali potrebbero sostenere che i loro diritti sono stati violati», si legge ancora sul quotidiano britannico, che nell’articolo intitolato «Il punto di vista del Times su Stonewall e le linee guida sulla diversità in azienda», avverte senza mezzi termini che «l’organizzazione si sta appropriando di una causa femminista per imporre le proprie opinioni nei Cda».

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