L’ex ministro Terzi: il M5S ama i dittatori. Ecco perché ha sostenuto Maduro e aperto casa alla Cina

giovedì 21 Ottobre 10:35 - di Chiara Volpi
M5S e dittatori

Le “relazioni pericolose” tra M5S e dittatori di mezzo mondo? Le sviscera e le spiega l’ex ministro degli Esteri e diplomatico Giulio Terzi che oggi, in un’intervista a Il Giornale, parla espressamente di un’«asse Pechino-Teheran-Caracas»… Hugo Carvajal, il capo dell’intelligence venezuelana, sta parlando con la magistratura spagnola. Ed è solo l’inizio… Il vaso di Pandora è appena scoperchiato. E cominciano a uscire “strane commistioni” che svelano legami sotterranei tra il M5S e i regimi dittatoriali del mondo. Se ne parla ancora poco. Ma quando, come oggi, sulla controversa questione torna una personalità del calibro di Giulio Terzi di Sant’ Agata, a lungo ambasciatore e ministro degli Esteri nel governo Monti, sfaccettature e spunti di riflessione aumentano. E con loro, la inquietante portata di un “affaire” tutto da indagare e da approfondire.

M5S e dittatori nel mondo: l’intervista de “Il Giornale” a Giulio Terzi

Eppure finora c’è stato spazio solo per il sospetto coperto dal silenzio. «E questo è scandaloso – dichiara Giulio Terzi di Sant’ Agata in un’intervista a Il Giornale –. Parliamo di Hugo Carvajal, il capo dell’intelligence venezuelana che sta vuotando il sacco con la magistratura spagnola». Già, perché come anticipato in apertura, lo 007 di Caracas sta parlando. Ed è solo all’inizio… Ricostruisce finanziamenti ai 5 Stelle italiani. Allude a una possibile influenza sulla linea politica del Movimento. Passa sotto la lente d’ingrandimento le strategie di politica estera grillina, con particolare riferimento ai rapporti tra pentastellati e Venezuela ai tempi del caso Maduro-Guaidó. E l’ambasciatore Terzi analizza. Collega. Commenta…

M5S e dittatori? «Rivelazioni affogate nel solito scetticismo italiano»

E nell’intervista col quotidiano diretto da Minzolini, sul silenzio dei media che sembrano aver a lungo ignorato rumors, dubbie  sospetti, afferma: «Non mi sorprende per niente. C’erano già state l’anno scorso alcune rivelazioni, affogate nel solito scetticismo italiano. O meglio, se si ragiona sui famosi 49 milioni della Lega, allora si scatenano giornali e tv. Se i più alti agenti del regime di Chavez e Maduro raccontano di valigette colme di dollari consegnate ai discepoli di Grillo e Casaleggio, i quotidiani ignorano la notizia. Come se non ci fosse»… Eppure gli elementi su cui riflettere ci sono sempre stati. A partire da quelli che una politica estera quanto meno sui generis, come quella dei 5S al governo negli ultimi anni. E con Luigi Di Maio irremovibile titolare del dicastero della Farnesina, apriva a interrogativi e dissertazioni…

La vicenda Maduro-Guaidò e la stampella 5S: il capo dell’intelligence venezuelana vuota il sacco

E se ne possono elencare i fatti. Tanto che, Terzi riprende il bandolo della matassa, e inanella fatti. Li collega. Li osserva in controluce e li esamina. Maduro aveva truccato i dati delle ultime elezioni. In quella occasione tutti i Paesi dell’Unione europea si schierarono con il capo dell’opposizione Guaidó, presidente dell’Assemblea Nazionale. Secondo la Costituzione sarebbe toccato a lui l’interim della Presidenza». E l‘Italia? «È incredibile, ma il governo Conte sostenne senza se e senza ma quel regime dispotico e corrotto che ha fatto sprofondare la popolazione in una miseria senza fine. All’inizio del 2019 l’Italia a 5 Stelle ha fatto da stampella a quel governo e ora, combinazione, arrivano i racconti di Carvajal. Certo, aspettiamo riscontri precisi, ma non si possono non notare le coincidenze»…

Conte e Di Maio: «Hanno privilegiato Maduro, spacciato per moderati i leader sanguinari di Teheran, aperto casa alla Cina»

E allora eccole le coincidenze. L’ambasciatore dell’esecutivo le ricostruisce sulla base delle dichiarazioni di Carvajal e, soprattutto, in virtù di una retrospettiva che lo porta a decriptare scelte, posizioni, dichiarazioni, incontri, dei vertici del M5S coi leader (e i regimi dittatoriali) di mezzo mondo, che Terzi su Il Giornale riassume anche così: «Hanno privilegiato Maduro e con lui i suoi alleati: hanno difeso l’indifendibile Iran, spacciando per moderati leader sanguinari di Teheran». La Cina? «Neanche a parlarne. La Via della seta ha messo in crisi le nostre relazioni con l’alleato americano che ci ha rimproverato per la disinvoltura e la temerarietà con cui abbiamo virtualmente aperto le porte di casa ai cinesi, alle loro tecnologie, alla loro penetrazione nel nostro Paese, con la possibilità di acquisire un patrimonio sterminato di dati».

«I 5 Stelle hanno sempre privilegiato l’asse Pechino-Teheran-Caracas»

E quando Di Maio sembra puntare a cambiare linea, ci pensano Grillo, Conte, Di Battista, Di Stefano, per esempio, a gettarsi tra le braccia di Pechino. Insomma, come sottolinea il diplomatico Terzi, «ci sono implicazioni delicatissime di cui pochi sembrano avere consapevolezza. I 5 Stelle hanno sempre privilegiato l’asse Pechino-Teheran-Caracas». Cosa che potrebbe minare la sicurezza del nostro Paese? Chiede l’intervistatore in conclusione. E l’interlocutore chiosa emblematicamente: «esponenti della nomenklatura di Caracas hanno fatto affari in Italia». «Avevano evidentemente una certa familiarità con il nostro Paese. Ma appena sollevi il tema ti danno del fascista»…

 

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