Letta inaugura i “suoi” corsi di formazione politica. Ma non chiamateli scuola di partito

venerdì 29 Ottobre 15:18 - di Redazione

Al via la scuola di formazione politica targata Letta, ma non chiamatela scuola di partito, troppo vintage, troppo Frattocchie stile Partito comunista.

“Fate politica con professionalità ma non fatene una professione, diceva Andreatta”. Con queste parole il leader del Pd ha inaugurato i corsi 2022 della Scuola di politiche. Che ha fondato nel 2015, quando lasciò il Parlamento per Parigi. Per offrire un’occasione di formazione gratuita a giovani di talento. Dopo il suo rientro alla politica attiva l’ex premier disarcionato da Matteo Renzi ha lasciato la presidenza ad Antonio Nicita.

Letta inaugura i corsi di formazione politica

“Questa non è mai stata una scuola di partito o una succursale di un partito”, ci tiene a precisare. “Ma è nata da una scelta indipendente a cui sono molto affezionato”. Difficile a questo punto mantenere la vocazione apartitica e indipendente della scuola. Letta ci prova arrampicandosi sugli specchi. “Io ho assunto la carica più faziosa che c’è, quella di segretario di un partito, e allora ci siamo posti il problema. La soluzione l’abbiamo trovata, io voglio essere in questa interazione con voi e mantenere questo spirito. Di forte di indipendenza della Scuola”.

Il segretario dem prende le mosse da Andreatta

Agli studenti riuniti per l’occasione al teatro ‘Off/off’ nel centro storico di Roma, Letta ha tenuto una breve lezione. Spaziando tra gli insegnamenti del suo mentore Andreatta e le ‘dritte’ di Romano Prodi, uno dei suoi maestri. “C’è stato un periodo in si è detto che l’unica cosa utile era il consenso. E chi aveva un curriculum, anche un master, veniva mandato via. Il consenso serve, ma ci vuole la competenza”.

Politica non è tessere, voti e inguacchi

Professionalità e non la conta delle tessere. Una deriva che il Pd conosce bene. “Il Paese – ha proseguito Letta – è stato abituato alla centralità della politica che si concentra sui voti. Sui Congressi, sugli ‘inguacchi’. Ma quando la politica prescinde dai contenuti è un problema. Quando parli di una cosa che non sai si capisce subito. Sul cambiamento climatico, per esempio, non basta il buon senso. Bisogna capire cosa fare, sapere cosa fare e intervenire con il cacciavite. La Scuola, non a caso, si chiama ‘di politiche’: qui si parla di politiche e di competenza“.

 

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