Le femministe se ne inventano un’altra contro Miss Francia: «Viola le leggi sul lavoro»

mercoledì 20 Ottobre 12:27 - di Federica Parbuoni
miss francia

Tutto pur di impedire lo svolgimento di Miss Francia. Le femministe d’Oltralpe di “Osez le feminisme!” (Olf) hanno segnato quest’anno un nuovo passo nella lotta al concorso di bellezza, già da tempo nel loro mirino. Alle tradizionali denunce di sessismo, infatti, ne hanno aggiunta una, per le vie legale, di violazione delle leggi sul lavoro. La tesi è che la partecipazione a Miss Francia sarebbe una forma di lavoro e quindi che le ragazze di fatto sarebbero impiegate in nero. Il punto però, anche su questo terreno, resta la discriminazione, perché se si tratta di lavoro, si devono rispettare le procedure si assunzione e, se vanno rispettate le procedure di assunzione, non si può escludere qualcuno in base a requisiti come quelli richiesti per una “reginetta”.

La nuova accusa: «Discriminazione sul lavoro»

Nel caso di Miss France i requisiti sono un’altezza di almeno 1.70, non fumare né bere in pubblico, non essere mai state sposate e non avere figli, avere un comportamento elegante, non avere tatuaggi più grandi di 3 centimetri, non fare ironie politiche in pubblico ed essere rappresentative della bellezza. A sostegno della tesi della discriminazione sul lavoro le femministe hanno trovato l’appoggio di tre ragazze che non hanno superato la selezione, perché non rispettavano i criteri indicati dal regolamento.

E il vecchio refrain: «Riflesso di una società sessista»

Che si tratti di un modo come un altro per mettere nuovamente sotto accusa la competizione, che in Francia esiste dal 1920 e va in diretta tv dal 1987, però, appare più che evidente dal comunicato di Olf. «È giunto il momento: la televisione – è il diktat delle femministe francesi – non deve più essere il riflesso di una società sessista che promuove la cultura dello stupro e la donna oggetto». «Questa società sfrutta le donne che ripetono e interpretano ogni anno uno spettacolo sessista, discriminante e lucrativo che genera milioni di euro di introiti: tutto ciò vìola in modo evidente la legislazione sul lavoro», hanno sostenuto ancora le adepte di Olf, tuonando contro l’«impatto negativo e retrogrado» di Miss Francia sulla società.

La replica: «Perché togliere il diritto di sognare?»

Il presidente di Miss France, Alexia Laroche-Joubert, ha spiegato che trattandosi «di un concorso, non è disciplinato dalla normativa sul lavoro». Soprattutto, però, ha ricordato che sempre la partecipazione alla kermesse è una libera scelta delle ragazze, le quali per altro quest’anno hanno risposto in maniera particolarmente entusiasta. «È ridicolo affermare che la donna viene svilita! Peraltro, non ci sono mai state così tante iscrizioni come quest’anno», ha detto al Parisien Alexia Laroche-Joubert, avvertendo che «così si colpevolizzano le ragazze» e ricordando che Miss Francia è «un programma femminista», che offre alle partecipanti «di qualsiasi estrazione sociale e di qualsiasi regione l’occasione di vivere cose incredibili». «Perché – è dunque la domanda della madrina della kermesse – non dovrebbero avere il diritto di sognare? Perché togliere loro la speranza di fare carriera?».

Il caso politico sulle femministe contro Miss Francia

La vicenda ha avuto anche una eco politica, con interventi bipartisan a difesa del concorso. La vicepresidente del Parlamento, la deputata di Les Républicains, Anne Genevard, infatti, ha sottolineato che «non credo che lottare contro il concorso di Miss France sia la prima priorità per la libertà delle donne», ricordando di aspettare di sentire la voce delle femministe «su questioni più importanti, come la libertà di certe donne, cui è impedito l’accesso al sapere e allo spazio pubblico, come l’obbligo del velo per le bambine, su tutte le libertà fondamentali che oggi sono oggetto di attacchi». Già qualche anno fa, poi, fu il ministro di Macron, Marlène Schiappa, a liquidare le proteste femministe in maniera piuttosto tranchant: Miss France, ricordò, «è meno sessista della maggioranza delle pubblicità o dei reality».

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