Il grande bluff della transizione ecologica, tra i pozzi di petrolio di Cingolani e i fans viziati di Greta

mercoledì 13 Ottobre 12:12 - di Lorenzo Peluso

Riceviamo dal giornalista Lorenzo Peluso e volentieri pubblichiamo.

Ambiente, petrolio sostenibilità e le comodità umane. In realtà avremmo dovuto riflettere fin dall’inizio sulla visione del governo in tema di ambiente. Si perché, il dicastero che ha eliminato la parola Ambiente dal suo nome, trasformandolo in Transizione ecologica, di fatto pone al centro la trasformazione energetica del nostro Paese, evidentemente non considerando più il tema ambiente. Potrebbe apparire una superficiale questione lessicale, ma non è così. La prova chiaramente è nelle azioni poste in essere dal dicastero guidato da Cingolani che ha già nel luglio scorso adottato il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI). Quando poi si parla di Piano, in Italia, allora le cose si complicano e vanno indagate a fondo.

Lo strano piano per la transizione ecologica di Cingolani

Cos’è il PiTESAI, lo spiega lo stesso dicastero: “uno strumento volto ad individuare le aree dove sarà possibile svolgere o continuare a svolgere le attività di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile”. Ricerca di idrocarburi, in modo sostenibile ? Cosa significa se non un Piano finalizzato a decidere dove trivellare alla ricerca di petrolio o gas senza però danneggiare l’ambiente, insomma rispettando i principi della sostenibilità. Oseremmo dire un miracolo; ecco si, un miracolo del santone Cingolani. In un Paese come l’Italia, dove l’esposizione solare è tra le migliori al mondo con la possibilità quindi di implementare le tecnologie di produzione energetica dall’unica fonte sostenibile per antonomasia, il sole, noi ci sforziamo a programmare attività di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi in modo sostenibile. Incredibile ma vero. Ma ancora più incredibile è che praticamente nessuno dice nulla. In assoluta controtendenza rispetto alle indicazioni di sviluppo ecologico che sono al centro delle politiche energetiche dell’Europa, con l’abbandono delle fonti fossili, noi pensiamo ancora al petrolio. Dunque l’allarme climatico, il cambiamento irreversibile del pianeta sono solo enunciazioni prive di reali visioni di futuro.

Lo scarso interesse per le fonti energetiche alternative

Il santone Cingolani, che pure è noto per essere un esperto nel settore, aveva già dato riprova della sua controversa visione di sostenibilità del pianeta quando ad agosto si era fatto sfuggire che “non si esclude un ritorno al nucleare”. Insomma, per chiarezza, è necessario affermare che la questione energetica è assolutamente prioritaria per il Paese, o più in generale per il Pianeta. Tuttavia continuiamo a non seguire quella strada maestra che è sotto gli occhi di tutti: le fonti energetiche naturali e sostenibili: il sole ed il vento. Siamo tutti ecologisti, ambientalisti, ma fingiamo di non sapere che dal carbone al petrolio passando per il gas naturale, non c’è combustibile fossile che non emetta gas serra o sostanze inquinanti in atmosfera. Dunque alla fine la crisi climatica viene sbandierata solo per fini propagandistici. La riprova è riscontrabile nel Texas italiano, la Val D’Agri, dove lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi purtroppo non ha prodotto la trasformazione economica e sociale di quelle comunità al punto di poter giustificare la devastazione sociale e ambientale nei luoghi interessati dalle perforazioni. Senza essere banali, o quantomeno provando a non esserlo, non possiamo evidentemente non ricordare che alla fine siamo noi i principali responsabili di tutto questo. Lo siamo nella misura in cui non siamo capaci a rinunciare a nessuna delle tante, troppe comodità in cui viviamo che esistono solo perché sfruttiamo all’osso il pianeta.

I ragazzi di Greta che non sanno rinunciare alle comodità

Insomma, no al petrolio, basta inquinamento, ma tutti utilizziamo macchine veloci e inquinanti. Non rinunciamo a sistemi di riscaldamento o a qualsivoglia comodità derivante dallo sfruttamento delle risorse fossili. Non rinunciamo a nulla delle nuove tecnologie della comunicazione globale che si basano, tutte, sui preziosi minerali delle cosiddette “terre rare” oggetto di stravolgimenti paesaggistici ed ambientali con la devastazioni di interi paesi che divengono in poco tempo null’altro che miniere. Eppure, provate a chiedere a quegli stessi ragazzi che scendono in piazza e pretendono un cambiamento reale alle politiche energetiche del pianeta se sono disposti a rinunciare ai loro preziosi device tecnologici. E’ questa l’amara verità: noi tutti di ambiente ci riempiamo solo la bocca, ma in realtà come ha fatto Cingolani, l’ambiente lo abbiamo già immolato sull’altare delle comodità umane che sono oramai irrinunciabili.

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