Draghi, il D-day del Green Pass fila quasi liscio: i veri guai piombano col Rdc e la grana in Cdm

venerdì 15 Ottobre 21:26 - di Prisca Righetti
Draghi Rdc Green Pass

La lunga giornata di Draghi tra lo scoglio Green Pass e la zavorra del Rdc. Tutto sommato la giornata di protesta indetta dai lavoratori di tutto il Paese è passata, se non proprio indenne, senza scontri o un caos che fosse ingestibile. In realtà, infatti, il D-day del Green Pass fila liscio. I veri guai per Draghi piombano però con la discussione in Cdm sul Rdc. Un incontro di governo animato da un duro braccio di ferro che ha visto consumare sotto gli occhi del premier un acceso scontro tra i ministri Giorgetti e Patuanelli. E, più in generale, un’aspra contesa tra Lega, Forza Italia e Italia Viva, da una parte. E M5S e Pd, strenui difensori del sussidio di Stato, dall’altra.

La lunga giornata di Draghi tra Green Pass e Rdc

Fila liscio l’esordio del green pass su tutti i luoghi di lavoro, una misura voluta e difesa a spada tratta dal governo e che, solo sabato scorso, aveva scatenato l’ira dei No vax, col centro di Roma, teatro di scontri culminati come noto nell’assalto alla sede nazionale della Cgil. Ieri l’espressione che rimbalzava ai piani alti di Palazzo Chigi era quella consona all’idea di “rischio calcolato”. Sul piatto della bilancia la tenuta del sistema, dalle possibili violenze ai contraccolpi sull’economia del Paese. A partire dagli scaffali dei supermercati che qualcuno temeva restassero vuoti. Mario Draghi, racconta chi gli è vicino, ha tirato dritto, azzardando la scommessa più difficile del momento.

Draghi, il D-day del Green Pass fila quasi liscio, ma i dolori arrivano col Rdc al Cdm

Da qui la decisione di non accelerare ma darsi il tempo necessario per mettere a punto, eventualmente, degli interventi aggiuntivi sui tamponi, calmierandone il prezzo o introducendo sgravi fiscali per le imprese che decidono di accollarsene il costo. Intanto le nuove regole sul Green Pass hanno fatto il loro esordio anche a Palazzo Chigi. Con i ministri arrivati alla spicciolata, che hanno rinunciato al tradizionale ingresso dal cancello centrale. Virando a sinistra, dove ad attenderli c’erano i tornelli con gli scanner per i controlli. Ma tutto passa, senza troppi intoppi.

Draghi sotto il fuoco incrociato di Lega, FI, Iv (da una parte) e M5S e Pd, dall’altra

Ma l’inferno è dietro l’angolo. Il Cdm attende Mario Draghi che, raccontano i vicinissimi e riporta l’Adnkronos, il premier affronta con la flemma di sempre. Non si riconosce meriti, né tantomeno si lascia andare a commenti sul pericolo scampato. Si approva il dl fiscale, ma ecco che nella maggioranza cominciano i mal di pancia. E immediata scoppia un’altra grana. Perché a Palazzo Chigi, ogni giorno porta la sua pena. Quella di oggi, per Draghi, ha il nome di reddito di cittadinanza. A battagliare è la Lega, sostenuta da Fi e Iv. Mentre dall’altra parte della barricata figurano il M5S e il Pd. Ad accendere la miccia, i duecento milioni di euro per rifinanziare il Rdc, una delle tante poste del decreto fiscale in discussione.

Duro scontro tra Giorgetti e Patuanelli sotto gli occhi di Draghi

Il ministro e capodelegazione leghista, Giancarlo Giorgetti, non molla la presa. E pronto a dare battaglia sul Rdc così come concepito ed elargito. E al netto degli scandali e degli esborsi che hanno accompagnato gli anni della sua elargizione, dichiara: «Beffardo usare i soldi di chi ha lavorato duramente per una misura simile. Rifinanziamo con i soldi dei lavoratori una misura che di lavoro non ne crea», tuona Giorgetti. I ministri Renato Brunetta e Elena Bonetti si schierano dalla sua parte. Ma Stefano Patuanelli, capodelegazione del M5S al governo, non ci sta. E la tensione sale, davanti a un Draghi – raccontano – che osserva la scena alzando il sopracciglio: chiaro segno di una malcelata disapprovazione.

Il Rdc, pietra dello scandalo e pomo della discordia: anche Conte e Salvini battagliano a distanza

«Senza il reddito di cittadinanza – le parole del responsabile delle Politiche agricole in Cdm, che riporta l’Adnkronos – la tensione sociale sarebbe esplosa. Non sarebbe stata gestibile. Ma qui c’è chi fa finta di non averlo capito». Il dem Andrea Orlando si schiera al fianco di Patuanelli e fa muro, rimarcando la necessità di non smantellare la misura. A stretto giro, poi fa sentire la sua voce anche l’ex premier e leader del M5S Giuseppe Conte, che pubblica un lungo post su Facebook per difendere a spada tratta il Rdc e il sussidio statale.

E alla fine Draghi rinvia al prossimo “round”…

D’altro canto, anche Salvini è lungi dall’arretrare. E anche oggi torna all’attacco e affonda. «Una cosa su cui dovremmo intervenire l’anno prossimo – dice – è il tema reddito di cittadinanza. Perché garantirlo a chi non può lavorare è sacrosanto: disabili. Invalidi. Persone in difficoltà… Il problema è che gli abusi e i furti ormai sono quotidiani. Per cui regalare miliardi di euro a chi magari arriva dall’estero, fa un salto in Italia e torna a casa mantenuto a spese degli italiani non è possibile». E la tensione sale, davanti a un Draghi – raccontano – che osserva la scena alzando il sopracciglio: chiaro segno di una malcelata disapprovazione. L’incontro si chiude, rinviando tutto al prossimo round. Che, come è facile intravedere, si annuncia già infuocato...

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