Ddl Zan, esplode l’ira funesta di Francesca Pascale. Un delirio: «Destra omofoba e violenta»

giovedì 28 Ottobre 11:01 - di Giorgia Castelli
Pascale

La “tagliola” del ddl Zan ha scatenato l’ira di Francesca Pascale. In Aula al Senato è passata la proposta di Lega e Fratelli d’Italia che rimanda il disegno di legge contro l’omotransfobia in commissione, senza dunque la possibilità di votare gli articoli e gli emendamenti. Un via libera che ha provocato la rabbia dell’ex compagna di Silvio Berlusconi. La Pascale da sempre impegnata a difesa dei diritti Lgbt ne ha per tutti.

«Provo profonda tristezza», ha esordito parlando con l’Adnkronos. Per poi passare all’attacco: «La sinistra che fallisce, la destra omofoba e violenta che perde ovunque quando sono gli italiani a decidere ma che, purtroppo, continua a dettare la linea politica». Poi se l’è presa con chi in aula non ha nascosto la sua soddisfazione per il de profundis della legge contro l’omo-transfobia. L’esito della votazione, infatti, è stato accolto in aula da uno scrosciante applauso.

Pascale: «Non capisco Forza Italia»

«Alcuni senatori – ha detto – sghignazzavano e applaudivano il proprio trionfo, quasi come se fosse una testimonianza di virilità. Li ho trovati imbarazzanti e soprattutto beffardi sulla pelle delle vittime dell’omofobia». Ma la Pascale, come riporta il Corriere della Sera se la prenderebbe anche con i senatori di Forza Italia: «Se esistono ancora dei liberali in FI non so ancora come fanno a resistere e ad esistere accanto a delle politiche gestite dai sovranisti».

Quando aveva detto: “Sono pronta a sbattezzarmi”

Già a luglio aveva preso una posizione netta nei confronti del ddl Zan. Intervistata da Repubblica e come ha riportato il Fatto aveva detto:  «Sono pronta a sbattezzarmi: resto credente, ma una Chiesa che discrimina gli omosessuali e che fa ingerenza politica sul ddl Zan, mi ha deluso». Poi aveva aggiunto: «Berlusconi è arrabbiato con me per la posizione sul ddl Zan e perché vado ai Pride. Mi chiede: perché? Io gli rispondo: perché ci credo. Questa volta non sono d’accordo con lui e spero cambi idea».

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