Covid, chiesta l’archiviazione per il Pio Albergo Trivulzio. Fontana: «Fu una speculazione indegna»

martedì 19 Ottobre 10:36 - di Sveva Ferri
pio albergo trivulzio

«Una speculazione indegna». Alla luce della richiesta di archiviazione da parte della Procura di Milano sul caso delle morti per Covid al Pio Albergo Trivulzio, è il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a definire così la campagna mediatica montata dalla sinistra intorno alla struttura e subito cavalcata come atto d’accusa contro la Regione Lombardia.

La «speculazione indegna» sul Pio Albergo Trivulzio

Fontana, intervenendo a Mattino 5, ha ricordato gli «articoli vergognosi», pubblicati sulla vicenda, e ha chiarito che «io ero tranquillo perché anche la commissione presieduta da Gherardo Colombo aveva condotto un’indagine da cui era emerso che da parte del Pat non era stata fatta alcun tipo di violazione di norme e protocolli». Fu proprio la Regione Lombardia la prima a preoccuparsi di fare chiarezza sul caso delle morti per Covid di anziani ospitati nella struttura, promuovendo la costituzione di quella commissione.

I pm: «Al Pat morti in linea con la media nelle Rsa»

Ora a quelle evidenze si aggiungono le conclusioni della Procura, la quale nella richiesta di archiviazione per l’ex dg del Pat, Giuseppe Calicchio, indagato per epidemia colposa, insieme allo stesso Trivulzio, ha messo nero su bianco che «non è risultato in alcun modo tracciabile in termini di significativa certezza il percorso dell’infezione, dall’ingresso nella struttura alla diffusione nei diversi reparti» e che «l’eccesso di mortalità del Pat per coronavirus si situa in una fascia intermedia rispetto a quanto avvenuto nelle Rsa del milanese». Per i pm Mauro Clerici e Francesco de Tommasi manca il nesso causale tra i comportamenti di Calicchio e la diffusione di virus e deceduti, mentre per l’ente Trivulzio «difettano all’evidenza» la responsabilità dei vertici e un qualche vantaggio per l’ente.

Lo sciacallaggio politico sul Pio Albergo Trivulzio

I pm, che hanno acquisito circa 400 cartelle cliniche, inoltre hanno ricordato che «fin verso la fine di marzo a livello nazionale, fino ai primi di aprile a livello lombardo, la verifica mediante tampone era raccomandata solo su pazienti sintomatici in caso di ricovero in ospedale per riscontro diagnostico e non per tracciamento del contagio». L’inchiesta, che ha riguardato il periodo tra gennaio e aprile 2020, ossia la prima, difficilissima fase della pandemia, nacque dalla denunce di familiari di persone morte nella Rsa e si allargò poi con le denunce del personale che lamentava carenze di dispositivi di protezione individuale. Ma si caricò subito di un enorme peso politico, perché le legittime richieste di verità da parte dei familiari delle vittime e del personale finirono strumentalizzate da un ampio fronte della sinistra civica e politica per mettere sotto accusa il modello della sanità lombarda, e quindi la giunta stessa.

Fontana: «Noi i primi ad affrontare la tempesta»

«Quello che forse la gente fatica a ricordare è che noi abbiamo affrontato una tempesta che si è scatenata per prima sul nostro territorio, all’inizio abbiamo dovuto cercare di reagire con le poche armi che avevamo», ha sottolineato ancora Fontana, dicendosi «contento per Calicchio e per gli indagati». «È la dimostrazione – ha concluso il governatore nel suo collegamento con Mattino 5 – della serietà e della professionalità con cui è stato gestito il Pio Albergo. Sono contento umanamente di sapere che non ci sono state responsabilità ed errori».

 

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