Arcuri indagato, Belpietro: «Ora diteci quante persone si sono infettate e hanno rischiato la vita»

martedì 19 Ottobre 9:02 - di Eleonora Guerra
arcuri indagato

«Quante persone si sono infettate e hanno rischiato la vita o magari l’hanno persa grazie a una mascherina che non filtrava il coronavirus?». E poi «perché, a distanza di un anno dalle prime segnalazioni circa la mancanza di requisiti delle forniture di mascherine, ancora si è proceduto a ritirarle dal mercato, impedendo che altri italiani si infettassero? C’è qualcuno da ringraziare per tanta lentezza o è la solita storia della nostra giustizia a due velocità?». Sono le domande che Maurizio Belpietro pone, in un lungo editoriale su La Verità, all’indomani della conferma che Domenico Arcuri è indagato per la nota questione delle mascherine cinesi, per le quali ieri i pm hanno disposto il sequestro.

Arcuri indagato per le mascherine cinesi

Proprio La Verità, mesi e mesi fa, quando Arcuri era ancora nel pieno delle sue funzioni, per prima fece emergere le zone d’ombra che circondavano quella partita da 800 milioni di mascherine, comprate al prezzo di 1,25 miliardi di euro, con una maxi commissione per gli intermediari di oltre 70 milioni. Oggi che Arcuri è ufficialmente indagato per peculato, abuso d’ufficio e corruzione (capo per cui la Procura ha chiesto l’archiviazione), premettendo che comunque «si è innocenti fino a sentenza passata in giudicato», Belpietro chiarisce che l’inchiesta porta con sé nuovi interrogativi intorno alla vicenda e al modo in cui Arcuri ha interpretato il suo ruolo di «plenipotenziario» per l’emergenza.

Quella «specie di immunità» di cui godeva il «flop manager»

«Forte dell’incarico ricevuto, Arcuri si è comportato come signore e padrone della struttura commissariale, senza rendere conto di niente a nessuno, né alla politica né all’opinione pubblica, spalleggiato com’ era dall’uomo che lo aveva messo in sella, ovvero da Giuseppe Conte», scrive Belpietro, ricordando che durante il suo mandato il «flop manager» ha gestito non solo l’affaire mascherine, «ma anche le forniture di siringhe, gazebo a forma di primula, banchi a rotelle per le scuole, sistemi di conservazione dei vaccini e pure le dosi di siero». Il tutto dopo aver «preteso una specie di immunità, ovvero di non essere costretto a rispondere delle sue scelte davanti alla magistratura contabile».

Il sequestro delle mascherine e le domande senza risposta

In questa cornice, è l’ipotesi del direttore de La Verità, si deve forse contestualizzare il modo in cui Arcuri nel tempo ha potuto dribblare domande e richieste di «delucidazioni circa alcune oscure operazioni», corredandole, in un’epoca in cui non era ancora indagato, con «minacce di azioni legali» e «citazioni in giudizio». Oltre che quelle «diffide e pressioni» che il direttore riferisce di aver subito personalmente «affinché La Verità desistesse dal porre interrogativi», che comunque ha continuato a porre. E che oggi si ampliano con nuovi interrogativi, «perché, oltre a sentire la versione di Arcuri, i pm della Capitale hanno deciso di sequestrare alcuni milioni di mascherine farlocche, che pur essendo state pagate per buone non lo sono, nel senso che non proteggono dal virus come dovrebbero».

Belpietro: «Qualcuno si è arricchito sulla pelle dei malati»

Perché, conclude Belpietro, «qualcuno si è arricchito, incassando milioni, sulla pelle dei malati» e «a questo punto, a prescindere dalle responsabilità di Arcuri, ammesso e non concesso che ce ne siano, sono necessarie due domande», quelle due domande iniziali: quante persone hanno subito le conseguenze di quelle mascherine che non filtravano e perché si è atteso un anno per intervenire?

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