Anche al Salone del Libro di Torino si parla solo di fascismo. Thuram denuncia il “pensiero bianco”

sabato 16 Ottobre 10:56 - di Monica Pucci

Poteva mancare un titolone sul fascismo nel giorno dell’apertura del Salone del Libro di Torino tutto “rosso”? No, ovviamente, anche perché si vota per il ballottaggio anche in quella città, guarda caso, e sempre guarda caso c’è di messo un candidato del centrodestra a contendere la poltrona a quello di centrosinistra, dopo cinque anni di grillinismo. Il fascismo, tanto caro ai media, in questi giorni di campagna elettorale, viene tirato in ballo automaticamente anche nella denuncia sulla deriva razzista – nel modo, eh – del calciatore francese Lilian Thuram, con l’assioma, i razzisti sono fascisti e quindi… da che parte stanno?

Il razzismo ai danni di Thuram e la retorica dell’anti fascismo

“Veniamo da anni di crisi economica e in politica trovare un nemico è una soluzione. Il razzismo si perpetua nel tempo perché l’ideologia fascista si basa sul fatto che esiste un vincitore: tu sei meglio di lui e hai diritto a stare meglio”, afferma, in un’intervista a ‘La Stampa, l’ex calciatore francese Lilian Thuram, che ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo libro ‘Il Pensiero Bianco’.

“Quando giocavo capitavano cori razzisti e i compagni bianchi mi davano pacche sulle spalle per dirmi che non era grave. Volevano farmi stare meglio ed era uno sbaglio clamoroso. Un pensiero bianco. In Italia, a ogni singolo problema di razzismo sembra che sia la prima volta. Mi fa impazzire quando dite: quelli che fanno buu non sono veri tifosi”. “Seguono una squadra, vanno allo stadio, si mettono la sciarpa. Sono tifosi. Leviamo di mezzo l’ipocrisia”.

La rivolta che deve partire dai bianchi

La soluzione? “Se vogliamo cambiare le cose la rivolta deve partire dai giocatori bianchi. Le donne hanno protestato per avere il diritto di voto, ma poi la legge chi l’ha riscritta? Gli uomini. Ed è uguale. Non si può chiedere ai giocatori neri che cosa bisogna fare, chiediamolo ai bianchi”.

“Il razzismo è una trappola bisogna svegliarci: finisce così il mio libro. Invece di confrontarci sul colore della pelle smettiamo di lasciarci condizionare dai pochi che pensano di andare a vivere su un altro pianeta. Pensano: ‘Esauriamo pure le materie prime poi lasciamo le masse qui e noi super ricchi andiamo su Marte’. La politica li asseconda invece di rispettare persone e natura”, sottolinea l’ex calciatore.

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