La sagra dei dittatori comunisti: il Salone del Libro sembra un Soviet, altro che fascismo

venerdì 15 Ottobre 18:10 - di Federica Argento
Salone del Libro

Al Salone del Libro di Torino ovvero alla sagra dei dittatori comunisti. Le case editrici presenti alla kermesse propongono una cospicua messe di  memorie di Mao, Castro, Lenin, Stalin, Trotsky e Che Guevara. Sarà contento così lo zelante gendarme dell’ortodossia editoriale del Fatto Quotidiano? Novelli si era turbato tanto per le “ombre nere” che  sul Salone avrebbero portate  Idrovolante Edizioni e Historica  Edizioni. Fa ridere tutto ciò, altro che fascismo. Libero oggi in edicola lo definisce il “Soviet del Libro” a giudicare da molti testi in esposizione o nei cataloghi delle case editrici presenti agli stand.  Red Star Press pubblica Il libretto rosso di Mao in cui sono condensate le massime del dittatore comunista:  il volume – si legge- aiuterebbe a comprendere la «straordinaria epopea che portò alla nascita della Cina comunista».

Al Salone del Libro testi di Castro, Stalin, Che Guevara

La stessa casa editrice ha in catalogo Il libretto rosso di Cuba di Fidel Castro. Andatelo a spiegare al milione e passa di cubani fuggiti dal regime. O ai detenuti nelle carceri isolane. Immancabile Hasta la victoria siempre di Che Guevara, in cui «il Comandante spiega la teoria e la pratica della rivoluzione». Allo stand di Editori Riuniti ci si può abbevverare a un classico della rivoluzione comunista,  Stato e rivoluzione di  Lenin. Dello stesso editore, Stalin. Vita privata: il feroce dittatore in chiave domestica, parliamone….  La casa editrice Ibis presenta  Intervista a Stalin di H. G. Wells, appena rieditato.

Presenti testi di ex brigatisti rossi, altro che fascismo

Abbiamo poi uun altro “gentiluomo”, Lev Trotsky: la casa editrice Alegre, anch’ essa al Salone, lo celebra, pubblicandone Storia della rivoluzione russa, presentato addirittura come «capolavoro letterario». Poi c’è Il Che inedito, saggio su Guevara, mitizzato come «geniale riscopritore del marxismo». Ma non è finita qui: dalal sagra dei ditttaotori rossi si passa ad ex brigatisti, come leggiamo nel reportage di Libero. Abbiamo titoli come “77 e poi…”  di Oreste Scalzone, fondatore di Potere Operaio. Per intenderci:  condannato per partecipazione ad associazione sovversiva (reato poi prescritto). Abbiamo poi  testi filosofici di Toni Negri, teorico della sinistra extraparlamentare;condannato per associazione sovversiva e concorso morale nella rapina di Argelato. altri testi di Negri sono nel catalogo di Ponte alle Grazie, presente al Salone.  C’è lo stand di Jaca Book, che ha pubblicato in passato i saggi di Giorgio Pietrostefani: condannato come mandante dell’omicidio Calabresi; e un testo di Barbara Balzerani, terrorista Br che partecipò alla strage di via Fani.

 Chi ha paura di Italo Balbo?

Tutti hanno diritto di scrivere e pubblicare. Ma il doppiopesismo fa orrore quando si grida al fascismo additando due editori seri come  Idrovolante e Historica per il solo fatto che sono non conformi al mainstream contemporaneo. Sarebbero, in quest’ottica,  “sgraditi” i loro titoli sui diari originali delle trasvolate oceaniche di Italo Balbo; volumi che parlano del Ventennio fascista; scritti da storici che non danno parte della cerchia radical chic. Oppure titoli come la biografia che Roberto Alfatti Appetiti ha scritto su un giornalosta scomodo come Nino Longobardi. Già, a Novelli  fa più paura Italo Balbo che i libri di ex terroristi comunisti. Il delirio a sinistra è fuori controllo. Sarebbe ridicolo se non fosse vergognoso. Che roba è la democrazia a sinistra.

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