Tutti assolti: ora basta con la scuola Travaglio. Guzzanti: vero solo il complotto anti-Berlusconi

venerdì 24 Settembre 10:51 - di Francesco Severini
Travaglio

L’unico che va dritto per la sua strada è Marco Travaglio. Per lui il teorema della trattativa Stato-mafia è ancora validissimo. Solo che lo Stato si è assolto. Tutto qua. La semplificazione giacobina del Fatto si trova oggi in prima pagina: la sentenza ci dà torto ma abbiamo ragione lo stesso.

Travaglio non si dà per vinto: la trattativa c’è stata

“La sentenza d’appello sulla trattativa Stato-mafia – scrive Travaglio – conferma integralmente i fatti, ma condanna solo la mafia e assolve lo Stato. Quindi il fatto – cioè non tanto la trattativa, quanto la sottostante “minaccia a corpo politico dello Stato” attivata a suon di stragi da Cosa Nostra e veicolata ai governi Amato e Ciampi dal trio del Ros – sussiste eccome: però, quando trasmettevano le minacce mafiose per mettere in ginocchio i governi con l’unico effetto di rafforzare Cosa Nostra e di scatenare altre stragi, a partire da quella di via D’Amelio, i tre ufficiali dei carabinieri non commettevano reato. Perché? Lo scopriremo dalle motivazioni”.

Facci: teorema in pezzi, era una colossale bugia

Eppure proprio Marco Travaglio è uno dei grandi sconfitti della sentenza. Lo sottolinea Filippo Facci su Libero prendendosela con i “servi delle Procure” che hanno sbandierato il teorema come verità: “Sul selciato escrementizio, dopo la lettura del dispositivo, rimangono solo i corpi virtuali degli Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo e altri magistrati assurti al ruolo comico di eroi del nulla (minacciati da nessuno) e paladini della più colossale bugia raccontata dal Dopoguerra, affiancati dalle salme mediatiche dei Marco Travaglio più altri scarabei stercorari che un Montanelli redivivo, da tempo, avrebbe preso a schiaffi”.

Guzzanti: volevano colpire i servitori dello Stato

Paolo Guzzanti, sul Giornale, è ancora più categorico: la sentenza segna una svolta politico-giudiziaria di portata storica. “L’inchiesta – scrive Guzzanti – aveva lo scopo di disonorare tutti i servitori dello Stato che hanno annichilito Cosa Nostra, la quale, da allora, è ridotta ad una associazione molto poco potente, facendone i loschi congiurati di un complotto: quello per intavolare illegalmente una «trattativa» col crimine organizzato, cedendo favori nella vita all’interno delle carceri in cambio della garanzia che Cosa Nostra avrebbe smesso con lo stragismo”.

Guzzanti: e addossare a Berlusconi persino l’uccisione di Falcone e Borsellino

“Ma lo scopo finale della messinscena della mai avvenuta trattativa era chiarissimo – sottolinea Guzzanti –  attaccare Dell’Utri perché siciliano e sodale di Berlusconi, per poter poi attaccare Berlusconi, facendone un complice persino nei due delitti più infami della storia del nostro Paese, quelli che spensero le vite di Falcone e Borsellino. Per raggiungere lo scopo di quella caccia alle streghe furono usati tutti gli strumenti delle guerre segrete. La Procura, sconfitta, non ha commentato e in questo fa bene”.

“Ma tutti sanno – conclude – che i giudici hanno partecipato mediaticamente a molti dibattiti, facendo propaganda per il loro prodotto, prima che si arrivasse alla sentenza. Giova ricordare che la Suprema corte di Strasburgo ha chiesto al governo italiano se davvero da noi sia possibile processare un cittadino della Repubblica di nome Berlusconi Silvio senza garantire tutti i diritti della difesa e usando anche una legge retroattiva. L’Europa è sconcertata e per questo sta chiedendo a gran voce al presidente del Consiglio Draghi di condurre alla svelta e in modo molto incisivo le riforme di cui il nostro Paese ha bisogno, a cominciare proprio da quella della giustizia”.

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