Salvini non intende rompere: stiamo al governo e ci resteremo, non lasciamo l’Italia alla sinistra

sabato 4 Settembre 9:33 - di Federica Parbuoni
salvini

La Lega resterà al governo, «assolutamente, a lungo». All’indomani dell’uno-due di Mario Draghi su green pass e obbligo vaccinale, Matteo Salvini conferma che non ha alcuna intenzione di «lasciare l’Italia in mano a sinistra, Pd e M5S». E cerca di togliersi dall’imbarazzo ribadendo che, comunque, non defletterà dalle proprie posizioni, a partire da quelle sulla lotta al Covid. Così, mentre da un lato puntella la postazione del Carroccio nell’esecutivo, dall’altro continua a cannoneggiarlo sui consueti cavalli di battaglia, puntando però con un po’ più di forza su argomenti come i fallimenti del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, o il reddito di cittadinanza che sui temi inerenti il Covid.

La Lega difende le «posizioni di sempre»

«Stiamo lavorando per portare avanti tutte le riforme necessarie, dal fisco alla giustizia, dalla pubblica amministrazione alla concorrenza, con l’obiettivo di utilizzare al meglio i fondi europei del Pnrr. Ciò non toglie – ha detto Salvini – che, in caso di divergenze su singoli provvedimenti, la Lega confermerà in Parlamento le sue posizioni di sempre, evidentemente diverse da quelle della sinistra su temi come aumento delle tasse, immigrazione, taglio delle pensioni e obbligo vaccinale, che non esiste in nessun Paese europeo».

Salvini: «Assolutamente resteremo al governo, a lungo»

Quindi, il leader del Carroccio, che nelle ultime è tornato sul tema più e più volte, ha sottolineato che «resteremo nel governo assolutamente, a lungo». «Mai lasceremo l’Italia in mano a sinistra, Pd, 5 Stelle, ci sarebbe dietro l’angolo la patrimoniale, l’aumento dell’Imu, lo soli, il Ddl Zan e tante cose che non interessano all’Italia e gli italiani», ha proseguito, invitando Letta e Conte a «farsene una ragione: se non si trovano bene con Draghi si facciano da parte loro, la Lega c’è».

Il Capitano cerca la sponda dei governatori

Ma Salvini, in questa fase così delicata, ha cercato anche la sponda dei governatori leghisti, con i quali ha avuto «uno zoom di un’ora». «C’è accordo comune su tutti i temi dell’autunno: l’autonomia, le tasse, il trasporto pubblico, le scuole e anche sul tema vaccini», ha detto ai microfoni di Radio Radio, mentre Luca Zaia parlava dell’obbligo dei vaccini come di «una sconfitta sociale», invitava il governo a promuovere una campagna contro le fake news per convincere i titubanti e chiariva di non avere alcuna «opposizione» al Green pass che «sia io sia Salvini abbiamo».

Salvini: «Non c’è tifoseria no vax o sì vax»

«Non c’è tifoseria no vax e sì vax. Io – ha chiarito lo stesso Salvini – sono vaccinato e ho il green pass, non ritengo di imporre la mia scelta ad altri. Rimaniamo, come Lega, culturalmente e per convenienza per i cittadini, sostenitori della volontarietà e della libertà di scelta». Quanto al green pass «può essere una tutela per i grandi eventi, ma pensare di metterlo in Metro a Roma alle 8 del mattino significa voler creare confusione e problemi».

L’attacco a Lamorgese

Insomma, posizioni ferme, ma toni meno barricaderi, che si ritrovano invece su altri temi, a partire dalla questione Lamorgese. Citando i dati del Sole 24 ore sull’immigrazione, dai quali esce «bocciata senza appello», Salvini ha ribadito che la titolare del Viminale «o cambia rotta e comincia a fare il ministro oppure sarà un problema», suscitando una reazione vagamente isterica di Enrico Letta che su Twitter ha cinguettato: «Adesso voglio proprio vedere cosa farà Salvini visto che dice le stesse cose della Meloni».

E la guerriglia contro il M5S

Ma è stato contro il M5S che Salvini ha sparato più cartucce. Il leader della Lega, infatti, non solo è tornato sull’abolizione del reddito di cittadinanza, ma ha cavalcato anche le polemiche interne al Movimento sul ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. «Ha la mente libera, ha fatto bene a prestare attenzione (al nucleare di nuova generazione, ndr), è segno di intelligenza», sono state le parole di Salvini, suonate un po’ come un avvertimento sul clima di guerriglia che si può alimentare in seno all’esecutivo.

 

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