Perché fa scandalo il niqab di Jo Squillo al GF vip. Meglio lei del silenzio assordante a sinistra

mercoledì 22 Settembre 11:53 - di Francesco Severini
Jo Squillo

Jo Squillo col niqab al Grande Fratello per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione delle donne afghane. «Anche in un momento così di gioia e di leggerezza, è chiaro che noi donne, e anche gli uomini, non possiamo dimenticare e creare degli atti di solidarietà per le sorelle di Kabul» spiega la cantautrice a proposito della propria scelta. Applausi da Alfonso Signorini: «Brava! Anche se siamo al Grande Fratello, si può parlare di libertà delle donne. Grande solidarietà, per quel poco che possiamo fare. Noi ci siamo e combattiamo al loro fianco».

Alfonso Signorini ha anche invitato Jo Squillo a cambiarsi molto rapidamente. “Mica posso vederti tutta la puntata così, mi fai impressione“, ha sdrammatizzato il conduttore, invitandola a togliere il velo.

A parte che le afghane hanno il burqa, e i loro occhi non si vedono, ma lasciamo stare i “dettagli”. Anche perché i talebani hanno promesso che forse attenueranno l’obbligo del burqa. E torniamo alla sortita di Jo Squillo. Che ha creato polemiche e non poteva essere altrimenti. Social a parte, anche sui giornali il dibattito si è animato. La Stampa ha accusato la cantautrice di avere svilito il drammatico tema della condizione femminile sotto il regime dei talebani.

Sicuramente è vero che con una battuta e un travestimento a favor di telecamere non si combattono le battaglie per i diritti eppure, dinanzi al silenzio dei partiti di sinistra, che si sentono gli unici legittimati a discutere delle rivendicazioni delle donne, meglio Jo Squillo che niente. A meno che non si intenda che la felicità negata alle donne afgane non consista nel farsi “guardone” degli amorazzi del GF vip dal divano di casa propria. Il contesto in cui Jo Squillo si è esibita alla maniera delle islamiche integraliste è infatti completamente pervaso dal politicamente corretto (si pensi all’espulsione del povero Fausto Leali che aveva osato citare Mussolini e la parola “negro”). Un contesto, insomma, che tollera solo le finte trasgressioni “programmate”.

In omaggio al “tutto quanto fa spettacolo” anche il niqab (intercambiabile con la bandiera arcobaleno per i diritti del mondo Lgbtq) crea il diversivo giusto nella grande macchina dell’enterteinment. E Alfonso Signorini – come ha scritto Aldo Grasso – si gode il suo “paradiso terrestre”. “Un eden fatto di pettegolezzi, di confessioni, di amorazzi, di labbra esagerate, di «qualche mano che si allunga di troppo», di promiscuità (una categoria che andrebbe rivista alla luce delle identità di genere), di solidarietà alle donne afghane indossando un niqab, di un’atmosfera tardo-adolescenziale”.

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