Open Arms: Salvini chiama Conte, Lamorgese, Di Maio e Toninelli sul banco dei testimoni

lunedì 6 Settembre 13:27 - di Fabio Marinangeli
Open Arms

L’ex premier Giuseppe Conte. Ma anche Luciana Lamorgese e Luigi Di Maio. E ancora, gli ex ministri Danilo Toninelli, Giovanni Tria ed Enzo Moavero. Tutti sul banco dei testimoni per la vicenda Open Arms. E sono soltanto alcuni dei 31 nomi che, come apprende l’Adnkronos, a partire dal prossimo 15 settembre, saranno chiamati, se ammessi, dalla difesa di Matteo Salvini a Palermo. Salvini è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio per avere tenuto fermi per giorni sulla nave Open Arms 147 migranti.

Open Arms, citati politici, ex politici e ambasciatori

Tra i 31 testi citati ci sono politici, ex politici, ambasciatori, burocrati, prefetti. E persino il comandante dell Open Arms Marc Reig Creus, che è anche parte civile. Tra i politici spiccano ancora i nomi dell’ex sottosegretario all’Interno Stefano Candiani, dell’attuale sottosegretario Nicola Molteni. Poi c’è l’ex grillino Stefano Lucidi che, come apprende l’Adnkronos, «dimostrerà che tutti al governo volevano seguire la linea di Salvini ministro dell’Interno». Una «linea condivisa» e che, addirittura, «l’ex ministro alle Infrastrutture Toninelli avrebbe voluto scavalcare Salvini».

La redistribuzione dei migranti a bordo

Secondo la difesa di Salvini questi temi di prova dovrebbero dimostrare «cosa è avvenuto a Catania» con il caso Gregoretti. Ma anche «nella politica europea sulla redistribuzione dei migranti». Questo perché secondo i legali, «Conte e Moavero stavano cercando la redistribuzione dei migranti a bordo. Dunque, non era una attesa finalizzata al sequestro di persona ma alla redistribuzione degli stessi».

«Proveremo le violazioni di Open Arms»

Nella lunga lista testi, anche rappresentanti dell’Unione europea. Il commissario europeo dovrà spiegare quali fossero le iniziative assunte dall’Ue in quel periodo. E ancora l’ex premier maltese Joseph Muscat. E il vicepresidente del Consiglio di presidenza in Libia, «che riferirà degli accordi tra le autorità italiane e libiche». Tra i temi di prova della difesa, quello di «provare le violazioni dell’imbarcazione della ong Open Arms». Ma anche «di mostrare che i migranti furono sempre assistiti». Inoltre, di «provare che non c’era competenza dell’Italia e che si stava aspettando la redistribuzione dei migranti».

Tra i testi anche i medici

Tra i 31 testimoni chiamati dalla difesa Salvini, come risulta all’Adnkronos, ci sono anche coloro che hanno fatto anche le informative in quel periodo dell’estate 2019 e che parteciparono alle operazioni. Secondo i legali il tema è capire se la Open Arms era veramente “in difficoltà” o se si stava “facendo una operazione di immigrazione clandestina”. La difesa tenterà a dimostrare che il provvedimento di divieto emesso dal Governo e dal ministro di allora Salvini era “giustificato”. Citato anche l’ex capo di gabinetto di Salvini, l’attuale Prefetto di Roma Matteo Piantedosi. O il questore di Agrigento Maria Rosa Iraci, così come i medici che riferirono delle condizioni dei migranti sulla Open Arms.

«Alcuni migranti erano indagati»

O, ancora, alcuni funzionari dell’Avvocatura dello Stato. La difesa vuole dimostrare e individuare «le varie violazioni fatte da Open Arms». Perché ci sarebbero «una serie di prove da cui si vede che non c’erano pericoli ma accordi». Chiamati sul banco dei testimoni, come apprende l’Adnkronos, anche il dirigente della Squadra mobile di Agrigento Giovanni Minardi. Che dovrà raccontare «dove sono andati a finire i migranti». E che alcuni «erano indagati». E del «pericolo di infiltrazioni di cellule terroristiche». E, ancora, Vanessa Franzier, l’Ambasciatrice della Repubblica di Malta, perché «anche Malta aveva individuato delle violazioni della nave».

 

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