Non solo Burioni: spunta anche Arcuri al festival di Venezia, nonostante i suoi disastri sul Covid

martedì 7 Settembre 12:37 - di Hoara Borselli
Al festival del Cinema anche un cortometraggio che racconta le "gesta" dell'excommissario straordinario all'emergenza Covid

Se con Tabacci era riecheggiato in maniera infausta il nome di Arcuri nel circolo mediatico di fine luglio e si pensava potesse essere un colpo di calore estivo, ci tocca ancora una volta essere smentiti. Questa volta il nome di Arcuri troneggia addirittura al festival del cinema di Venezia. Le sue parole sono al centro del cortometraggio dal titolo «Ripartenza: l’Italia unita contro il Covid» prodotto da The Skill Group in programma alla 78esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica della laguna.
Non solo i virologi alla Burioni cercano di rapire la scena ai vip e agli attori blasonati, ora è lo stesso ex commissario all’emergenza che cerca una stridente visibilità e consacrazione scenica che omaggi il lavoro che “non” ha fatto durante la pandemia e naturalmente rimetta alla luce i suoi disastri.
A sei mesi dall’uscita dal governo, Arcuri cessa il silenzio stampa e torna addirittura con un docufilm sulla pandemia con toni solenni.
Descrive la situazione in cui si è trovata l’Italia cercando di smarcare subito ogni possibile inefficienza.
A marzo 2020, quando è scoppiata la pandemia, l’Italia era il Paese d’Europa più colpito dal coronavirus e, dopo la Cina, il secondo al mondo. Non avevamo ciò che serviva per combattere la pandemia, non producevamo dispositivi di protezione, né ventilatori per le terapie intensive. L’ex commissario arriva a rivendicare scelte e decisioni: «A luglio 2020, a soli quattro mesi dall’arrivo del Covid, in Italia eravamo già autosufficienti. Eravamo in grado di produrre tutto quello che serviva per contrastare la pandemia».
E qui viene da chiedersi a cosa si riferisse l’ex commissario all’emergenza, se pensiamo alle mascherine vengono inevitabilmente alla mente le dichiarazioni e le assenze portate avanti nella gestione della pandemia, se pensiamo per esempio le Ffp2 che Arcuri ordinò a settembre 2020 pagando la cifra 105 milioni di euro per 100 milioni di pezzi. Un prezzo lievitato 1,05 euro a mascherina quando nei mesi precedenti erano state acquistate a 30 centesimi l’una.
E sull’essere autosufficienti, è una fake news che ha voluto regalare in prima visione agli spettatori del Festival perché se fosse stato vero non avremmo continuato a comprare dispositivi di protezione dall’estero. Ormai i danni sono stati fatti, l’importante che Arcuri persegua la strada filmica dove può raccontare e inventarsi ciò che vuole, si tratta di finzione, diversa da quella realtà in cui lo vedevamo fermo e con quell’immagine assente e interrogativa alle varie conferenze stampa.
Su quello il sipario è tristemente caduto già da tempo.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *