Libera cannabis in libera casa: così la sinistra vuol trasformare l’Italia in un grande “rave party”

giovedì 9 Settembre 10:45 - di Marzio Della Casta
cannabis

«Buongiorno signora, mi sono accorta di non avere più marijuana in casa: potrebbe prestarmene un po’?». Strano a credersi, ma molto presto richieste da sempre familiari per prezzemolo, basilico e aglio potrebbero diventarlo anche per la droga. Giusto il tempo che la Camera approvi (ieri c’è stato l’ok della commissione Giustizia) la legge che consente di coltivare la cannabis in casa. Incredibile. Mentre i cittadini si dimenano tra green pass, obbligo vaccinale, riapertura delle scuole e terrore per l’annunciata cascata di cartelle esattoriali, la sinistra si trastulla con le sue bandierine identitarie: ddl Zan, ius soli, voto ai 16enni e ora anche libera cannabis in libera casa.

Cannabis fatta in casa? No, grazie

E dire che il Pd (i 5Stelle non fanno testo, ma solo pietà) sborsa fior di euro per commissionare dotte ricerche sul venir meno del proprio appeal elettorale. Fossimo in Letta, ringrazieremmo il Cielo per quelli che ancora votano lui e il suo partito. Più che fedeli, sono dei veri devoti. Come altro definire persone che seguono un partito ormai staccato dalla realtà e dai reali bisogni delle persone? Non meraviglia che resista solo nelle Ztl, dove abita quel ceto medio riflessivo – buoni stipendi e/o pensioni alte – che crede davvero (chissà perché) di incarnare la “parte migliore del Paese“.

Sinistra alla canna(bis) del gas

Già, che ne sa più il Pd – canterebbe Lucio Battisti – «di un cinema di periferia»? Nulla, rispondiamo noi. E la legge sullo spinello fatto in casa sta lì a dimostrarlo. Di diritto in diritto, emerge sempre più nitido il modello di società cui vuole portarci il Pd. È il rave party: esproprio di proprietà, decibel a volontà, droga a gogò, suicidi più o meno assistiti, sesso libero, ognuno per sé e nomadismo. In pratica una società di zombi, tenuta insieme dal metadone dei cosiddetti diritti e dal ristretto orizzonte del presentismo. Insomma, la classica fuga dalle responsabilità e dai doveri, com’è tipico di una parte politica giunta ormai alla canna(bis) del gas.

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