“Draghi voterà per me”, Raggi, Gualtieri e Calenda da ridere: le patetiche motivazioni

martedì 7 Settembre 18:46 - di Alberto Consoli
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“Draghi voterà per me”. I patetici tentativi dei candidati in corsa per il Campidoglio (escluso Michetti) di accreditarsi come i “candidati del premier” sono roba da commedia dell’arte. I proclami di Gualtieri, Raggi e Calenda nell’affermare:  “Il premier voterà per me”  sono al limite della farsa. E forse, se li leggerà anche l’impertubabile Draghi, anche lui si sbellicherà dalle risate per l’esegesi della sua intenzione di voto. Dobbiamo essere grati a Simone Canettieri del Foglio che si è fatto un giretto tra i candidati a sindaco  di Roma per tastarne il grado di narcisismo. Domanda:  il 3 e 4 ottobre su chi scommetterà il premier per la grande gara del Campidoglio? Luciano Nobili, deputato renziano al fianco di Calenda, non ha dubbi: “Voterà Carlo! Per chi altrimenti?”. E’ talmente sicuro dell’endorsment che spiega perché Draghi non potrebbe votare gli altri.

Gualtieri, Calenda e Raggi in pieno narcisismo:ognuno pensa che Draghi lo voterà a sindaco

Spiega Nobili, che parla per Calenda: Draghi non può votare Gualtieri, se lo stimasse lo avrebbe confermato all’economia. Invece non lo ha fatto e gli ha pure “riscritto il Pnrr”.  Anche  Virginia Raggi è sicurissima di accaparrarsi il voto di Draghi. “E sì perché la sindaca di Roma fu la prima big del M5s a dare il via libera, con un’intervista a questo giornale, al governo presieduto dall’ex capo della Bce (“Rompiamo gli schemi, sì a Draghi”)”, leggiamo sul Foglio. Draghi non portà che essermi grata – deve essersi detta la sindaca uscente in balia di una deriva narcisistica. Lei anticipò tutti nel M5s, quando ancora i grillini erano vedove inconsolabili di Conte.

“Draghi voterà Calenda: chi altri altrimenti?”

La Raggi  ha poi “corteggiato” il premier invitandolo a varie iniziative nella Capitale, tra cui l’inaugurazione di largo Carlo Azeglio Ciampi. Momento surreale e drammatico con l’errore sulla targa dell’ex capo dello stato, ribattezzato Azelio. Solo per questo Draghi non dovrebbe voltarla… Il viaggio del Foglio prosegue fino a Trastevere, dove in un’ex sede di una banca c’è il quartier generale del leader di Azione, Carlo Calenda. Un altro che fa il  vanaglorioso ripetendo  che “è sicuro di diventare sindaco: arriverò primo e poi vincerò al ballottaggio”. L’autostima è alle stelle: “Non tiro il premier per la giacchetta. Posso dire che la sua agenda è quella del mio partito, questo sì. E spero che rimanga a Palazzo Chigi fino al 2023 per completare il suo lavoro”.

Nel Pd: “Il rapporto tra Draghi e Gualtieri è solido”

A domanda diretta: Calenda, chiederà il voto del premier?, lui si ritrae per pudore: “I miei contatti con Palazzo Chigi sono solo sui provvedimenti del governo”. Per saperne di più basta chiedere a  Luciano Nobili:  “Il premier ha un ottimo rapporto con Matteo (Renzi ndr) , e si sa- risponde a Canettieri- . Poi non ho dubbi che stimi Carlo. Non credo che ci siano altre opzioni su chi votare alle comunali di Roma, d’altronde”. Lo dice con una sicumera da non credere. E quando gli ricordi che sono su piazza altri candidati dà una riposta sconcertante: “Ah, certo ci sono la Raggi, Michetti e Gualtieri? Dai su”.

I dem sorvolano sul fatto che il premier abbia preferito Franco a Gualtieri

Dalle parti del Pd  proiettano tutto un altro film. A sentire i dem Gualtieri godrebbe di stima incondizionata da parte del premier. Tutto il contrario di come pensano dalle parti di Calenda e di Italia Viva.  Goffredo Bettini, ideologo dem, ha sconfessato Letta proprio sulla fedeltà al governo ( “quello di Draghi, non è il governo del Pd”). Tanto basterebbe al premier per stare alla larga dall’infido mondo Pd e dal suo candidato. Ma i dem minimizzano e al Foglio raccontano: “Il rapporto fra Roberto e Draghi è solido: da capo della Bce fu favorevole alla nomina di Gualtieri a ministro dell’economia. Si sentivano, poi una sera andarono anche a cena da Camponeschi, a piazza Farnese, con Gentiloni. Insomma: stima, amicizia…”.

Su Draghi, Gualtieri, Raggi e Calenda recitano a soggetto

Tutta questa stima e poi scelse  Daniele Franco? Ma i dem quando sono convinti di una cosa, negano pure l’evidenza. “Sulle motivazioni della mancata conferma di Roberto ci sono diverse scuole di pensiero, meglio non rivangare il passato di una vicenda ormai chiusa”, dicono ancora dal Pd. Il loro film  è bello e sceneggiato: sono convinti che Draghi voterà per Gualtieri. Tutti si sentono “figli” di Draghi. Una pièce comica ci starebbe tutta.

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