Crisanti: «Col Green pass non siamo sicuri. Pericoloso quando i politici dicono il contrario»

lunedì 13 Settembre 16:22 - di Eleonora Guerra
crisanti

Un provvedimento «estemporaneo» che può avere anche un risvolto «pericoloso» quando «i politici dicono che con il Green pass creiamo degli ambienti sicuri. Non c’è nulla di più sbagliato». A lanciare l’allarme è stato il virologo Andrea Crisanti, chiarendo che con il certificato verde «siamo solo leggermente più protetti, ma non sicuri». Dunque, il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, di fatto smonta la narrazione del governo sul Green pass, che ha avuto il suo apice nella conferenza stampa in cui Mario Draghi sostenne che il il certificato verde dava «la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose».

Crisanti: «Ho militato in gruppi extraparlamentari»

Intervistato da Myrta Merlino a L’Aria che tira su La7, rispondendo a una domanda sulla sua militanza a sinistra e sulla presenza alla festa di Articolo 1 a Padova, Crisanti ha detto di essere «particolarmente attento a tematiche sociali» e aggiunto che «non faccio fatica a dire che da giovane ho militato in gruppi extraparlamentari, poi – ha commentato – si diventa più equilibrati».

«Il Green pass non crea ambienti sicuri. Dire il contrario è pericoloso»

Tornando dal personale ai temi di sua competenza, il virologo ha poi spiegato che «il Green pass non è una misura di sanità pubblica, non ha una metrica per misurare l’impatto sulla trasmissione» del Covid. Invece è «un provvedimento estemporaneo, che di fatto ha l’obiettivo di limitare i contatti tra persone non vaccinate, ma nessun conosce l’effetto del Green pass sulla trasmissione del virus». «Quello che è pericoloso – ha poi aggiunto – è che i politici dicono che con il Green pass creiamo degli ambienti sicuri. Non c’è nulla di più sbagliato, perché siamo solo leggermente più protetti con il certificato verde, ma non sicuri».

La sfiducia che viene dall’Inghilterra

Per Crisanti attualmente «siamo ancora in una fase di transizione e forse si intravede la luce alla fine del tunnel». «Ma – ha chiarito – abbiamo situazioni come quella che sta capitando in Inghilterra, con 30-40mila casi al giorno e 150-180 decessi quotidiani, un numero importante che getta sfiducia su quello che potrebbe capitare da noi».

 

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