Scuola, i timori e le ansie degli studenti: solo uno su dieci crede che la Dad sia in archivio. Lo studio

lunedì 13 Settembre 14:00 - di Giorgia Castelli
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Il timore del contagio è ancora presente in maniera significativa, solo 1 su 10 crede che la Dad sia definitivamente in archivio. I trasporti restano l’anello debole. Come l’attesa prima di un salto nel vuoto. La vigilia del primo giorno di scuola è stata vissuta più o meno così dalla maggior parte degli studenti che stamattina sono tornati sui banchi. Basta osservare quali sono state le loro principali emozioni a poche ore dalla prima campanella dell’anno scolastico 2021/2022. A raccoglierle il portale Skuola.net, che per l’occasione ha intervistato 1.500 ragazzi delle scuole superiori, i più colpiti dalla pandemia.

Scuola, i timori degli studenti

Nei piani del governo dovrebbe essere, per la scuola, l’anno della vera ripartenza. Ma gli alunni sono di parere diverso. Per più di 1 su 3, infatti, è stata la “preoccupazione” il sentimento prevalente con cui si è avvicinato ai cancelli del proprio istituto. Un altro 15% ha detto di provare soprattutto “incertezza”, il 13% addirittura “paura”. Una catena di pessimismo spezzata solo da un altro 13% che, in controtendenza, è stato “felice” di tornare a scuola. Immancabile la “tristezza” per la fine delle vacanze o la “noia” per il ritorno alla routine di sempre, predominanti per 1 su 10.

Gran parte dello spaesamento dei ragazzi potrebbe essere stato generato dalla scarsità di informazioni a disposizione sulle nuove regole introdotte per limitare i contagi da Covid-19 nelle scuole: solamente 1 su 3 dice che l’istituto ha fornito tutte le coordinate necessarie e di aver chiaro come doversi comportare.

La ricerca sulla circolazione del Covid nelle scuole

Nel complesso, secondo i ricercatori i dati dimostrano che la circolazione di Sars-CoV-2 nelle scuole è stata ragionevolmente controllata, anche grazie alle misure di prevenzione usate nei Paesi in cui le scuole sono rimaste aperte nonostante la seconda ondata del 2020.

Ecco lo studio

Il progetto di Gandini e Pravettoni è finanziato dall’Ue nell’ambito del programma EuCcare, European Cohorts of Patients and Schools to Advance Response to Epidemics. Il grant è stato ottenuto come parte di un consorzio internazionale coordinato da EuResist Network, formato da 18 team di 10 Paesi (Belgio, Germania, Georgia, Israele, Italia, Lituania, Olanda, Portogallo, Svezia, Regno Unito), che analizzerà i dati di pazienti ospedalieri, personale sanitario vaccinato e scuole.

Tra gli obiettivi principali ci sono: valutare l’efficacia nel controllo dei cluster Covid-19 delle misure di sorveglianza, come il metodo Lolli (un test semplice e adatto ai bambini per valutare l’infezione Covid), rispetto ai protocolli di tracciamento dei contatti (nelle 2 settimane o solo 48 ore precedenti); confrontare le varie misure adottate in diverse scuole per affrontare l’emergere di nuove varianti; individuare le differenze nell’incidenza dei casi di Covid-19 considerando stato socio-economico e problemi di trasporti; identificare eventuali problemi psicologici associati all’uso delle misure di prevenzione; valutare la didattica a distanza, tenendo in considerazione lo stato socio-economico e la composizione del nucleo familiare.

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