Conte, scintille con Renzi: «Il M5S non arriva al 2023? Io parlo di politica, non di battute»

mercoledì 29 Settembre 15:27 - di Redazione
Conte

Il fatto di parlare a Pordenone, nel profondo e produttivo Nord-Est, non ha impedito a Giuseppe Conte di rivendicare la paternità del reddito di cittadinanza. «È una misura di protezione – ha detto -. Sarebbe folle abrogare una misura che serve all’inclusione sociale e a offrire una protezione a persone in assoluta povertà». Peccato che abbia dimenticato che a suo tempo i 5Stelle e lui stesso lo presentarono anche come una misura a sostegno dell’occupazione. Un flop, sotto questo punto di vista. Un po’ meno come elemosina di Stato. Ma torniamo alla trasferta friulana del capo politico pentastellato.

Conte in tour elettorale a Pordenone

In compenso, ha rivendicato la proroga, contenuta nel Nadef approvato in mattinata dal Cdm, del Superbonus del 110 per cento edilizia. Ma ci sono anche la proroga del pacchetto di transizione 4.0 e del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. «Sono tre misure targate M5S – ha spiegato – che sono state utilissime durante la pandemia e saranno utilissime durante la ripartenza». Nel botta e risposta con i giornalisti a margine della manifestazione elettorale, Conte ha dovuto fronteggiare anche le domande dei circa i suoi rapporti con l’avvocato Luca Di Donna, finito nel mirino dell’antiriciclaggio e che secondo alcuni quotidiani avrebbe collaborato alla stesura del nuovo statuto M5S e alla creazione della futura scuola di formazione grillina. Tutto infondato, secondo l‘ex-premier: «Assolutamente no, mai – risponde -. Non l’ho mai coinvolto in nessuna forma e in nessun modo».

Attacco alla Lega: «Più responsabilità sui vaccini»

Una smentita più che categorica utile a Conte a meglio puntare un Matteo Salvini già in difficoltà per la vicenda Morisi e per l’intervista dell’altro ieri di Giorgetti alla Stampa. «La Lega ha il dovere morale di prendere posizioni chiare e mandare messaggi univoci ai suoi elettori e al Paese – quasi intima Conte -, altrimenti la campagna vaccinale non la completi. La completi solo convincendo le persone a sottoporsi al vaccino. Nei luoghi di lavoro – ha proseguito – il Green pass diventa uno strumento opportuno e necessario per poter lavorare in sicurezza». Infine, una risposta a Matteo Renzi che aveva ironizzato su di lui dicendo che con il governo Draghi è Conte a non arrivare al 2023. «Io -ha tagliato corto il leader del M5S – mi occupo di politica, non di battute».

 

 

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