Biden intrappolato nelle beghe fra democratici. E gli Usa ora rischiano il default

mercoledì 29 Settembre 13:39 - di Redazione

Joe Biden è rimasto intrappolato nelle liti tra i compagni del suo stesso partito: da una parte i centristi democratici, dall’alto l’estrema sinistra democratica. Che lo tirano per la giacchetta cercando di ottenere, ognuno, l’attenzione del presidente Usa sui propri interessi.

Di fatto Joe Biden si è visto costretto ad annullare il viaggio che avrebbe dovuto fare oggi a Chicago per poter continuare a seguire i negoziati con il Congresso per l’approvazione della sua agenda economica.

“Rimarrà alla Casa Bianca per continuare a lavorare all’avanzamento delle leggi, il Build Back Better Act e il Bipartisan Infrastructure Bill, per creare posti di lavoro, far crescere l’economia e investire sulle famiglie, invece di fare regali ai ricchi ed alle grandi corporation“, è il leitmotiv della Casa Bianca. Che cerca di mettere una pezza a colori sull’imbarazzante faccenda.

Ma, aldilà della prosopopea dell’annuncio, Biden è in grandissima difficoltà. E non tanto per l’opposizione che gli fanno i repubblicani, quanto per le guerre intestine che si stanno consumando fra i democratici.

Bloccati da settimane in guerra interna tra moderati dem e sinistra, i democratici infatti rischiano di far naufragare l’agenda economica del loro presidente.

Biden ha deciso quindi di rinunciare al viaggio in Illinois, per rimanere a Washington nelle ore decisive prima di giovedì quando arriverà in aula alla Camera il piano infrastrutture da un 1,2 trilioni di dollari, già passato al Senato con sostegno bipartisan.

A mettere a rischio la sua approvazione sono le divisioni tra centristi e sinistra dem sull’altro pacchetto, quello per la spesa sociale da 3,5 trilioni di dollari.

I moderati dem ritengono questa spesa eccessiva e vogliono ridimensionare la portata dei programmi sociali, provocando però l’alzata di scudi dei progressisti dem che minacciano di votare giovedì contro il piano infrastrutture se prima non sarà trovato un accordo su quello sociale.

Dopo aver promesso che avrebbe messo ai voti le due misure contemporaneamente, Pelosi ha comunicato che, per motivi procedurali, deve ora far votare prima il piano Infrastrutture, provocando l’ira della sinistra. Che accusa la Speaker di “tradimento“. E avvisa che decine di deputati sono pronti a votare no domani.

“Questa agenda non è un’estrosa lista dei desideri, è l’agenda del presidente“, ha detto la leader del caucus dei progressisti, Pramila Jayapal.

Il presidente Biden è così impegnato in una sorta di moral suasion su Joe Manchin e Krysten Sinema, i due senatori democratici moderati. Che, nella situazione di parità al Senato, sono diventati l’ago della bilancia di tutte le votazioni e che si oppongono al pacchetto sociale per loro troppo costoso.

A complicare le cose sempre in queste ore, il Congresso deve necessariamente approvare la legge di esercizio provvisorio per evitare che il prossimo venerdì primo ottobre scatti lo shutdown.

Due giorni fa i repubblicani hanno bloccato la misura economica perché conteneva anche l’innalzamento del tetto del debito a cui si oppongono.

Ora i democratici devono ripresentare la legge senza l’innalzamento del tetto del debito, rimandando di qualche settimana questa altra cruciale battaglia.

La segretaria al Tesoro, Ellen Yellen, ha infatti scritto ieri al Congresso per comunicare che, senza un intervento per bloccare o innalzare il tetto dopo il 18 ottobre, gli Stati Uniti rischiano di andare in default.

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