Afghanistan, per Biden il ritiro è un «successo straordinario». Ma guai se l’avesse detto Trump

mercoledì 1 Settembre 18:46 - di Redazione
Biden

«Gli Stati Uniti hanno posto fine a una guerra di 20 anni in Afghanistan, la guerra più lunga della storia americana. Abbiamo completato una delle più grandi evacuazioni aeree nella storia, con oltre 120mila persone portate al sicuro: un numero più che raddoppiato rispetto a quello che gli esperti ritenevano possibile». Lo ha detto Joe Biden nel messaggio alla nazione dopo il ritiro degli Stati Uniti. Neppure un accenno alla dozzina di Marines lasciati nel sangue dell’aeroporto di Kabul solo qualche giorno fa. Avesse mai usato toni tanto trionfalistici il suo predecessore Donald Trump, lo sdegno dei media di mezzo mondo sarebbe risultato incontenibile. Biden, al contrario, può permettersi di trasformare una fuga disordinata in un «successo straordinario».

Biden: «A Kabul nessuno ha fatto meglio di noi»

L’unica ammissione riguarda l’inatteso dissolvimento del governo e dell’esercito afghano, addestrato dagli Usa e dalla Nato. «Non hanno resistito quanto ci si aspettava da loro – ha detto -. La valutazione sulle loro capacità non è stata accurata». Toni enfatici, tesi a recuperare la popolarità perduta nelle ultime settimane. Anche per questo ha definito «missione di misericordia» l’imponente ponte aereo per l’evacuazione di oltre 120mila persone. «Nessuna nazione nella storia ha fatto altrettanto», ha sottolineato. Salvo poi derubricare a ordinaria «difficoltà» l’infernale caos dell’aeroporto della capitale afghana. «Non ci sono operazioni di evacuazione al termine di una guerra, senza le difficoltà delle ultime settimane», ha infatti dichiarato. In ogni caso, ha assicurato, gli Usa «continueranno ad aiutare» gli afghani che vogliono lasciare il Paese.

La sfida geopolitica con la Cina

Biden confida nell’impegno assunto dai talebani nel garantire «passaggi sicuri». Vale soprattutto per i cittadini americani rimasti lì, tra i 100 e i 200. La spiegazione del frettoloso ritiro è tutta geopolitica. «Il mondo è cambiato», ha puntualizzato il presidente riferendosi al «serio confronto» con la Cina per la supremazia nel XXI secolo. In questo senso, la guerra in Afghanistan non rispondeva più agli interessi strategici Usa. Per Biden, infatti, il ritiro segna «la fine di un’era». Significa che gli Usa non compiranno più «grandi operazioni militari» per «ricostruire altri Paesi». Neanche per i diritti umani, pur restando questi «al centro» della politica estera della Casa Bianca. Unica eccezione, i terroristi dell’Isis-K, il gruppo responsabile dell’attacco suicida all’aeroporto di Kabul. «Con voi – ha avvertito Biden – non abbiamo ancora finito».

 

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