Salvini affossa Lamorgese: «Al Viminale non c’è un ministro». E avverte Draghi: «Per ora lo appoggio»

venerdì 6 Agosto 15:23 - di Carlo Marini
Salvini, Lamorgrese Draghi

Matteo Salvini torna a polemizzare pesantemente contro il ministro del suo governo, Luciana Lamorgese. E lo fa a margine di un appuntamento elettorale a Roma.

«Sui migranti non ci siamo proprio, Lamorgese brilla per le assenze, stanno sbarcando centinaia di clandestini, mentre chiedono il green pass per la pizzeria». E ancora:«Aspettiamo che qualcuno al Viminale dimostri che c’è un ministro», infierisce Salvini.

Salvini attacca Lamorgese e su Draghi: “Per ora lo appoggiamo” 

Al di là delle dichiarazioni contro Lamorgese, alla luce degli sbarchi aumentati del 500% da quando c’è lei al ministero dell’Interno, Salvini risponde alle domande sul successore di Mattarella. In vista delle elezioni per il presidente della Repubblica, in calendario nel febbraio 2022, il leader del Carroccio prende tempo. «Febbraio è lontano, siamo ad agosto, ce ne occuperemo a febbraio, intanto lavoriamo per salute, lavoro e scuola». Per poi aggiungere: «Per ora appoggiamo Draghi come premier, poi vedremo se si candiderà al Quirinale e faremo le nostre valutazioni».

E ancora. «Sulla carta, noi il candidato al Quirinale l’abbiamo già. Ho sentito Silvio Berlusconi questa mattina e l’ho sentito in grande forma». 

Rotondi rilancia su Berlusconi al Quirinale: “Dopo di lui il presidenzialismo”

«Apprezzo molto le parole di Matteo Salvini sulla candidatura di Silvio Berlusconi al Quirinale. E non lo dico da tifoso di Silvio. Che peraltro non insegue la meta».”Così Gianfranco Rotondi, presidente di Verde è popolare, commenta le aperture di Salvini alla elezione di Berlusconi al Quirinale.

«A mio avviso l’elezione di Berlusconi avrebbe due effetti storici: chiuderebbe la stagione divisiva della seconda repubblica,e – stante il distacco del presidente dalla carica – assicurerebbe un mandato breve, coincidente coi tempi necessari per approvare una riforma costituzionale in senso presidenziale. Solo il presidenzialismo – sostiene Rotondi – chiude la transizione italiana, come già le forze politiche riconobbero unitariamente nel 1996, progettando il mancato governo Maccanico».

 

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