Mughini, legnata alla sinistra radical chic: “La più squallida antropologia che esista”

mercoledì 11 Agosto 17:08 - di Angelica Orlandi
Mughini

Gampiero Mughini si racconta fuori da ogni retorica in una bella intevista al Giornale. Giornalista, scrittore, gran collezionista di libri raffinati e autore del recente volume,  Nuovo dizionario sentimentale: Delusioni, sconfitte e passioni di una vita. I telespettatori hanno imparato ad apprezzarlo soprattutto da quando è gradito ospite dei principali talk show politici televisivi. Sempre originale, fuori dal coro, preciso e pungente. Un’ironia fuori dal comune. A 80 anni compiuti, Mughini, di origine siciliana, racconta il suo amore per la Juventus, rievoca i trascorsi politici e non le manda  a dire a quella sinistra radical chic che lui detesta. Racconta la giovinezza trascorsa a Parigi  durante la Contestazione del maggio ’68 e i suoi esordi nel mondo della carta stampata come redattore di Paese Sera.

Mughini: “Quando mi liberai della favole su Cuba e la Cina”

Anzitutto la professione: «Mi ero accorto subito – racconta al Giornale- che non avrei saputo fare qualcosa di serio, tipo il chirurgo o l’architetto o il pilota di caccia. E invece imparai presto a battere alla macchina da scrivere Olivetti. Appena arrivato a Roma, nel gennaio 1970, mi chiesero difatti di battere alla macchina da scrivere un articolo. Mi pagarono. Cominciò da lì non la mia carriera giornalistica (che non ho mai fatto) e bensì i circa quarant’ anni in cui ho tratto il mio reddito dai giornali». Senza enfasi retorica dipinge quegli anni, “in cui ho abbellito la mia condizione di ventenne senza arte né parte con le favole che mi raccontavo sulla Cuba di Che Guevara o sulla Cina di Mao. L’essere stato prima dentro quelle favole o poi averle raschiate via dalla mia pelle è stato l’atto fondamentale della mia formazione intellettuale e morale».

Il ’68: “Mi vergogno di avere scagliato sassi ai poliziotti”

Con l’onestà intellettuale che lo distingue Mughini a proposito del Maggio francese dice a Francesco Curridori: ” Mi vergogno ancora del momento in cui presi a scagliare dei pavés contro i poliziotti francesi, che erano lì a guadagnarsi il pane, e che mi vennero addosso rompendomi una mano com’ era nel loro pieno diritto. Per essere quello uno psicodramma non poteva avere scenario migliore».

Mughini: “Io radical chic?…”

Domanda d’obbligo sulla sua celebre interpretazione dell’intellettuale nel film Sogni d’oro di Nanni Moretti. Ma quando gli si chiede se lui effettivamente si senta un radical-chic di sinistra, immaginaiamo già nell’aria la sua tipica invettiva: “Io aborrooooo”. Macché radical chic, spiega al Giornale: « A vent’ anni vivevo in una casa di borghesia impoverita dove non avevamo di che acquistare una bottiglia di vino né tantomeno il televisore. Quando sono arrivato a Roma avevo cinquemila lire in tasca. Quando mi sono dimesso dal quotidiano Paese Sera perché non ne potevo più di stare in un giornale comunista, e avevo già 37 anni, non sapevo come pagare l’affitto il mese successivo. Non vedo proprio quali attinenze avrei potuto avere con l’antropologia dei radical-chic, ai miei occhi la più squallida di tutte».

E poi lo sport, la Juventus, la Nazionale, gli Europei; i suoi libri e la sua musica, compagni insostuitibili durante i mesi del lokdown. Quindi le sue esperienze televisive in Rai e a Mediaset. E a proposito di libri,  quando gli chiedi un consiglio su cosa leggere sotto l’ombrellone, risponde con giusta autostima: non i miei. «Sicuramente non consiglierei a nessuno i miei libri perché richiedono un po’ di applicazione.  La lettura in generale dovrebbe essere un’attività da svolgere con molta applicazione». E da uno che ha chiesto scusa ai posteri, che vedranno che la Murgia è stata in cima alla classifica dei libri più venduti, è dire tutto.

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