La Spagna boccia l’obbligo di Green pass: anche la Galizia ha detto no. La situazione negli altri Paesi

giovedì 12 Agosto 20:19 - di Redazione
Spagna Galizia

Il Tribunale superiore della Galizia ha bocciato l’obbligo di presentazione di Green pass per accedere all’interno di ristoranti, bar e locali notturni nella comunità. La regione autonoma della Spagna era l’unica dove ancora fosse obbligatorio il certificato, dopo che in Andalusia, Cantabria e Canarie era stato escluso. Il tribunale ha affermato che la misura “manca di validità perché non autorizzata dalla giustizia”, si legge in una nota.

La Galizia ha detto no: tutta la Spagna ha bocciato il Green pass

I giudici della Galizia hanno accolto i vari e distinti ricorsi presentati dalle associazioni dei ristoratori che chiedevano di sospendere la vigenza dell’obbligo. In un comunicato, il tribunale regionale spiega di aver adottato la risoluzione in seguito a irregolarità di procedura da parte del governo della Galizia, che – secondo i giudici – non ha sottoposto correttamente alla valutazione dell’autorità giudiziaria l’ordinanza del 22 luglio scorso, in cui introduceva il green pass obbligatorio in zone ad alto rischio di contagio. Per l’ordinamento spagnolo l’ok del tribunale era in questo caso indispensabile, trattandosi di una misura limitativa di diritti individuali. A causa di questa irregolarità , pertanto, il tribunale ha giudicato il requisito del green pass obbligatorio  “privo di vigenza”. Ora il lasciapassare è esculo in tutta la Spagna.

Intanto, secondo i dati diffusi ieri, in Spagna diminuiscono i contagi e i ricoveri per Covid, come comunicato dal ministero della Sanità locale. L’incidenza dei nuovi casi segnalati negli ultimi 14 giorni, infatti, è passata da 528 a 503 ogni 100mila abitanti. Negli ospedali, invece, il tasso di occupazione nei reparti ordinari è sceso dall’8,48 all’8,34%, mentre nelle terapie intensive si è passati dal 21,54 al 21,06%.

Green pass, la situazione nel resto d’Europa

Questa la situazione nel resto dell’Europa. Il lasciapassare sanitario è diventato uno strumento indispensabile in una ventina di Stati per fare vita sociale. In Francia – leggiamo sul Tgcom che riepiloga la situazione- in poco tempo il Green pass è diventato un requisito essenziale, oltre per i ristoranti al chiuso e all’aperto, anche per entrare nelle sale cinematografiche e prendere un treno o un aereo. Le manifestazioni sono state molto accese contro l’obbligo del lasciapassare. In Portogallo serve per soggiornare in un qualsiasi hotel, così come in Irlanda. In Olanda, invece, è necessario solo per i grandi eventi.

Per la  Grecia la situazione è articolata: i ristoranti si dividono in tre categorie: quelli che ammettono solo persone con certificato di vaccinazione; quelli che accettano anche un test negativo e quelli che garantiscono che tutti i dipendenti hanno ricevuto il vaccino. In Romania il pass amplia le possibilità per accedere alle palestre ed ai luoghi culturali, in Croazia condiziona il numero degli invitati a matrimoni. In Danimarca (che è stata tra i primi Paesi ad adottare il Green pass, anche per andare dal parrucchiere) è impossibile assistere a una partita di calcio con più di 2mila spettatori senza. Malta richiede il certificato per entrare nel Paese, in alternativa alla quarantena. Nelle Repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia) chi non ha il pass cena fuori, con rigide regole di distanziamento e limiti al numero dei commensali.

Diverso il caso della Germania

La Germania, invece, ha lasciato alle singole regioni la discrezionalità sul suo utilizzo. Ad esempio, a Berlino il certificato è necessario per andare in palestra o cenare al chiuso, ma in altri Stati federati non ci sono obblighi di questo tipo. In Austria il Green pass è obbligatorio per accedere a musei, ristoranti, luoghi di cultura, hotel, impianti sportivi e centri benessere.

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